Iaia Caputo: «L’equilibrio tra forme scrittorie è questione di urgenze espressive»

Iaia Caputo: «L’equilibrio tra forme scrittorie è questione di urgenze espressive»

Giornalismo e narrativa. Qualche volta convivono, altre fanno a pugni. Nel migliore dei casi si fondono, sovvertendo assiomi da enciclopedie polverose. Per Iaia Caputo, prima giornalista, oggi scrittrice (l’ultimo libro è “Il silenzio degli uomini”, Feltrinelli editore) ed editor, le chiacchiere lasciano il tempo che trovano, perché  l’equilibrio tra forme scrittorie è una questione di urgenze espressive.

Clara, di notte pensa a me

Clara, di notte pensa a me

Alan continuava ad affondare il piede nell’acceleratore della sua Corvette. Vai, che stasera voliamo, pensò con un sorriso idiota stampato sulla faccia. Voleva conquistare il mondo con uno sterzo tra le mani nervose, come se il rombo del motore bastasse a incoronarlo re, gladiatore o incendiario. Dietro, stravaccati sul sediolino, Clara e Patrick sarebbero voluti sparire nel vento che tagliava loro la faccia. “Alza il volume che questa mi fa impazzire” fece Patrick a Joshua seduto vicino ad Alan. Il riff di Love her madly ci mise un attimo ad infiammarli tutti, mentre correvano sparati…

Scrivere, perché?

Scrivere, perché?

Il mestiere di scrivere spompa. Ti svuota. Tutto il giorno a riciclare parole, per poi tirarle fuori all’occorrenza,  fumose. Eccole là, materia plastica da modellare, adattare, rifinire. Scrivere non è tutta la mia vita, ma solo un modo di attraversarla.  Assomiglia a un bisogno, come bere e mangiare. Scrivo per inquadrare quello che vedo, per interpretare quello che mi accade. Quando mi annoio, quando mi pare di stare agli antipodi di questa società impazzita, tiro fuori il blocco e la penna e prendo a buttare giù pensieri, frasi, appunti. Al di là…

Blocco dello scrittore: i consigli di Giuseppe Pompameo

Blocco dello scrittore: i consigli di Giuseppe Pompameo

Blocco dello scrittore. Persino uno bravo come Hemingway ne subiva la frustrazione. Però, se succedeva, lui non si perdeva d’animo. “Quando stavo cominciando un nuovo racconto e non riuscivo a farlo partire, mi sedevo di fronte al fuoco e strizzavo le bucce delle piccole arance sul bordo della fiamma e guardavo lo scoppiettio di scintille blu che producevano. Restavo a guardare fuori sui tutti di Parigi (beato lui, ndr) e a pensare: «Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai adesso. Non devi far altro che scrivere una sola frase…

La faccia della felicità

La faccia della felicità

Le tasche. Era vero. Se l’uomo non avesse le tasche, si sentirebbe troppo solo. (Silvio D’Arzo) Di che cosa abbiamo bisogno per essere felici? Sicuramente la salute. E poi? Te lo chiedi quando il cuore vacilla di gioia davanti a un paesaggio di luci sparse all’orizzonte, là, oltre la spiaggia, dove lo sguardo si distende e i pensieri seguono il ritmo sereno delle onde marine. Te lo chiedi in una notte qualunque, sotto un cielo affastellato di stelle. Una notte cilentana, fuori paese, fuori da te. Una notte foriera di…

Ciak: in scena una vita

Ciak: in scena una vita

Io e mi figlia non parliamo molto. Non immaginate come mi fa arrabbiare quando al mattino le chiedo di raccontarmi quello che ha sognato e lei mi risponde telegrafica che non se lo ricorda. Non so se dice la verità o mente spudoratamente. E comunque non è che sul resto si sbottoni di più. Nel nostro rapporto frammentato, però, esiste una certezza. Parlo dello shopping del sabato mattina, l’unico momento in cui Misia pare più disponibile. Andiamo un po’ in giro e si lascia consigliare.