21.01.2013 (Vecchi personaggi ritornano…to be continued)

ritratto di Audrey Hepburn
PrintFriendly and PDF

La vita mi dice di attraversare che il semaforo è verde e io resto sul marciapiede perché non le avevo chiesto niente.

 Gilda è rimasta a casa stasera. Si è proposta di scrivere, ma i fogli sono ancora spogli e le idee viaggiano su altri binari, lontano dalle storie che desidererebbe raccontare. Ogni volta che accosta la penna alla pagina bianca crea spazi che un po’ le appartengono, anche se si inganna di no. Abbozza storie, plasma personaggi che quasi mai la rallegrano. Si sforza di capire perché. Forse dipende da quel desiderio perenne di essere altrove, di alzarsi dalla sedia scrollandosi da dosso i soliti giorni. È una febbre antica, una smania che non passa, che non ha cure, nemmeno tra le carezze. La sua stanza è un’alcova e una galera: il suo letto, il suo armadio, le scatole impilate con gli scatti e le lettere di anni. Le pareti sono album di facce famose: Audrey Hepburn, i Beatles, Carl Marx, Fabrizio De André. Facce da contemplare distesi sul letto, domandandosi il senso di ogni respiro. Gilda sbuffa. Le voci dalla cucina la innervosiscono perché spezzano il flusso delle immagini che affiorano alla mente dal silenzio. La stanza è meno di trenta metri quadri. La chitarra è adagiata al muro in un angolo avvolta nella sua custodia. Fuori la città è una galera, un carcere che la detiene da troppo e da cui non è in grado di evadere. Respira profondo, espande il torace, ossigena le cellule. Andrea le ha detto che prima o poi sarà libera, che la catena si spezzerà e planerà sugli alberi, o magari sul mare. Quando lui le suggerisce queste soluzioni improbabili è felice. Sente che le dedica un pensiero, si cura di lei. Una stilla di brina scivola sui vetri della finestra. Poi due, tre,  quattro. Un acquazzone, di colpo. Non pioveva da un mese. Ora l’acqua inattesa smuove l’aria di plastica, ma non lava i malumori, che restano, sassi spiaggiati dopo una mareggiata.

Dove sarà Andrea?

Gilda gira in tondo per la camera e ne misura il perimetro gettando uno sguardo al cellulare sul comodino. Da un’ora gli occhi stornano dalla parete, alla scrivania, dalla finestra al telefonino. Lui chiamerà? Ieri sera si è presentato sotto casa sua. Ada l’aveva appena riaccompagnata. Grufolava nella borsetta a tracolla in cerca delle chiavi, finché lui l’ha lampeggiata dall’auto. Gilda si è voltata e l’ha visto. La per là è rimasta immobile, forse aveva preso una svista. Poi ha realizzato che era proprio Andrea. Le ha fatto un gesto, invitandola ad avvicinarsi. Lei ha sbuffato, ha rinfilato le chiavi in borsa e ha attraversato la strada.

«Che ci fai qui alle due di notte?»

«Avevo voglia di vederti».

Lei resta seria. Storce le labbra. In faccia ha un punto interrogativo grande come una casa. Gilda vorrebbe mollargli uno schiaffo. Lui non distoglie lo sguardo. Poi le dice di salire.

«Perché dovrei? È tardi. E poi dov’è Patrizia?

«Sali»

Gilda risbuffa. Gira intorno all’auto fino allo sportello passeggeri. Esita. Alla fine sale. Lui la guarda. Le guarda di soppiatto le gambe. Lei se ne accorge. Andrea mette in moto. Gilda lo fissa. Crede che Andrea sia matto, anzi ne è certa. Lui guida fino al porto. Il faro illumina ad intermittenza la riva, gli scogli. Il fascio di luce li inghiotte ogni cinque minuti.  La radio suona By your side di Sade. Andrea rompe il silenzio:

«Avevo solo voglia di vederti»

«Ti è passato per la testa che io potrei non averne?»

Lui le ride in faccia. Sa che mente, sa che la tiene in pugno e che negli intervalli dei suoi passi pensa a lui. Andrea, Andrea, Andrea. Ce l’ha scritto negli occhi mavì e lui si rilegge a specchio. Andrea le afferra la mano con un gesto nervoso. Lei cerca di sottrarla alla presa. Tira, ma la stretta è energica. Lui la fissa. L’attraversa, la inghiotte, può sentire il tamburo nel petto. Maledetto Andrea, ma Andrea si avvicina immune agli spari del pensiero. L’abbraccia. Lei chiude gli occhi. È magra tra le braccia di lui che sa di buono. Il mare scroscia sulla sponda e contro il vuoto della sua volontà. Lui l’accende e lei brucia, mentre il fuoco sfavilla. Brucia e si consuma, anche se sa che domani resterà solo cenere e non ci sarà nessuno a raccoglierla.

Lui è sparito nella notte, nella sua auto. L’ha guardato mentre ingranava la marcia verso casa, dritto nella linea dove principia il giorno. Lei ha salito le scale, ha infilato le chiavi nella toppa senza far rumore ed è sgusciata in camera sulle punte. Non ha dormito niente e ora le gira la testa. Vorrebbe scrivere, eppure le si chiudono gli occhi. Crolla anche se sono appena le venti.

ritratto di de andré

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment