A piedi nudi nel parco e del perché è meglio convivere prima di sposarsi

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Potete guardare “A piedi nudi nel parco” – film del 1967 tratto dall’omonima commedia teatrale di Neil Simon, con Robert Redford e Jane Fonda, e reagire in due modi. Lo seguite in tivù e vi divertite o lo seguite, vi divertite e scovate un messaggio subliminale: non sposarsi senza prima convivere. Prendete Paul (Robert Redford) e Corie (Jane Fonda): si amano, si sposano, si godono la luna di miele, finché giunge il momento di affittare e di dividere un appartamento. Paul fa l’avvocato e sta in giro tutto il giorno. Ci pensa Corie a sistemarli in un bilocale al sesto piano di un palazzo senza ascensore, popolato da famiglie problematiche e signori sfuggenti. L’euforia di Corie che bada all’arredamento e ai dettagli (corrente, telefono, ecc) non coinvolge Paul. L’appartamento è umido, l’impianto di riscaldamento fuori uso e, come se non bastasse, per raggiungerlo si fa troppa fatica. Ma non c’è mai limite al peggio. Il bilocale dei due ragazzi è collegato alla soffitta di Victor Velasco, un eccentrico farfallone che catalizza le simpatie di Corie, incontenibile per quanto è curiosa. Intanto, Paul si spegne. È stanco perché non riposa bene a causa del gelo di New York in febbraio e infastidito dalle irruzioni di Velasco. Dopo una lunga serata in un ristorante albanese, gli sposini discutono di brutto: Corie, ancora divertita dalla cena e dai bagordi, accusa Paul di essere barboso. Piovono le accuse reciproche, finché Corie in lacrime ammette di voler divorziare. Finale a parte, diciamo la verità: se Corie e Paul avessero vissuto insieme prima di sposarsi, avrebbero risparmiato parecchio fiato.

Si sa: una convivenza di successo è la roccaforte dell’amore. Con questo non stiamo sottovalutando la storia delle anime gemelle, l’incanto delle affinità elettive e bla bla bla. Stiamo dicendo che se vi sposate e vi ritrovate in casa uno sconosciuto o una sconosciuta è un problema serio. Mettete che il fidanzato vivace si riveli un marito pantofolaio o un disordinato cronico, di quelli (oh buon dio) che spargono la biancheria sporca sul pavimento. Mettete che la sposa non risponda alle vostre aspettative (volevate la cuoca e vi ritrovate l’artista, volevate l’artista e vi ritrovate l’apatica che smette persino di depilarsi). Sono o non sono sgradite sorprese? Il monito è: sull’altare è meglio guardarsi dagli sconosciuti, ovvero:

  1. persone con cui non vi siete risvegliati per più di dieci volte
  2. persone che avete frequentato di giorno o di sera, lontano dal salotto, dai parenti e dalla routine.

Già, la routine, l’insidia numero uno, la tomba degli slanci e dei bei pensieri. Tuttavia, pure a questo c’è rimedio. Se siete abbastanza anticonformisti e decisi a proteggere il rapporto amoroso da alterazioni e malcontenti, fate come il protagonista di “Un posto nel mondo” di Fabio Volo. Lui e la compagna Francesca se ne fregano dei pregiudizi, vivono separati e si amano. C’è una cosa che li galvanizza: telefonarsi a sera o scegliere di dormire insieme, a casa di uno o dell’altra, senza imposizioni. D’altronde lo diceva anche Raymond Hull: «Tutti i matrimoni sono felici. È vivere insieme dopo che crea tutti i problemi».

Questo post è apparso su www.cevitasumarte.it

 

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