Adele e suo fratello

un albero e il mare
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Adele e suo fratello si somigliano. Il naso e le orecchie hanno lo stesso taglio, anche se quelli di lui sono più grandi, come adattati alle dimensioni della testa. Adele si perde nel vuoto. Gli occhi piccoli, dietro gli occhiali rotondi, sono aperti da un pezzo. Ha preparato la colazione, ha rifatto i letti e salutato il marito muratore. Poi ha preso per mano questo gemello, bambino a quarant’anni, per accompagnarlo dal dentista. Da quando la loro madre è morta, Adele bada anche a lui. Lui che non lavora, che non ha amici, se non i nipoti, e trascorre i pomeriggi davanti a Rai news 24 o alle partite.

Adele stringe tra le braccia una cartellina. Le mani sono ruvide, calcaree d’acqua e Nelsen . Suo fratello, accanto, apre e chiude la bocca con movimenti repentini, rotea la lingua per un po’.  Poi fa osservazioni a raffica, in dialetto napoletano. Incespica nelle parole: «Non è vero, Adè?» Ma Adele non risponde. E allora suo fratello incalza, ripete tutto daccapo. Così Adele sorride, appena appena, ma si vede che si vergogna.
Il fratello di Adele ha un cappellino di lana arancione in testa ed i denti larghissimi. Fissa la gente, dice che lui e la sorella non troveranno mai un pullman per raggiungere il Policlinico e sghignazza.
Adele non lo guarda e gli dice di stare tranquillo.

La ragazza seduta difronte a loro ascolta la musica dal suo Ipad. Gli occhi scivolano su Adele, sulla frontiera che le tiene indietro i capelli castani, screziati di un grigio incipiente. Adele farfuglia qualcosa. Deve avere a che fare col tempo, con la pioggia e con la gente «che quando piove va meno in giro». La ragazza non ha sentito tutto. Ha interpretato il labiale ed i gesti. Alla fine sorride dolce.

Il fratello di Adele fischia al ragazzino seduto nella fila di sediolini parallela alla sua. Adele fa un gesto per intimargli di smetterla, e guarda a terra, quindi fuori dal finestrino. Il fratello fa la faccia offesa, ma dura un secondo, perché il ragazzino, inaspettatamente, gli dà retta.

Adele si rilassa.

La luce riconquista gli spazi celati dalle rughe dell’afflizione. Suo fratello parla di calcio, finché confessa che è milanista. La ragazza con l’Ipad ride. Adele la guarda complice. «Chist è pazz» dice, contenta di quella conversazione, di quella parentesi di umanità fortuita. La ragazza fa segno come a dire attenzione che lo picchiano. Il fratello di Adele sta ancora parlando col ragazzino. Racconta che sogna un televisore di 40 pollici e che guarda spesso i film, ma solo quelli vecchi, perché i nuovi bisogna pagarli e ora non può permetterselo, anche se sta pensando di accumulare qualche spicciolo nel salvadanaio.

Adele lo istiga, lo solletica. Non fa più finta di non sentire. Suo fratello parla, e per una volta non è solo lei a raccoglierne le domande.

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