Alba De Céspedes e quel quaderno che nessuno deve leggere

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C’è chi ha paura della scrittura, dei segreti che scopre. La scrittura è un atto rivoluzionario, che sia intimo o pubblico. Scrivendo palesiamo gioie, dolori, insicurezze, ossessioni, desideri.  Ne era convinta Alba De Céspedes, scrittrice e intellettuale che ha anticipato con i suoi temi il dibattito femminista degli anni Sessanta e Settanta. Oltre al celeberrimo “Dalla parte di lei”, la De Céspedes ha pubblicato nel 1952 “Quaderno proibito”, romanzo che declina la posizione della donna nella famiglia italiana del dopoguerra. La narrazione è epistolare. La protagonista, Valeria Cossati – impiegata, 40 anni, moglie di Michele e madre di Mirella e Riccardo – un giorno torna a casa euforica, ma al contempo agitata dal senso di colpa: ha comprato un taccuino. Un taccuino dove annota giorno per giorno la sua quotidianità: il lavoro, i figli recalcitranti e un marito composto, preso dal suo impiego.  Man mano che scrive, Valeria entra in crisi: raccontare o no a Michele che quando la sera tarda o di pomeriggio è da sola afferra quel quadernetto e lascia andare la penna? Raccontare o no a Michele che scrivere le piace? Valeria si convince che Michele non comprenderebbe. Non comprenderebbe il tempo speso a far niente, tanto più che Mirella, la loro figlia, sta venendo su ribelle e impertinente. Valeria, però, non mette in conto una cosa. Le parole cristallizzano emozioni, sensazioni a cui non avrebbe dato peso e che, al contrario, una volta impresse, bruciano, invocano attenzione. La crisi del matrimonio con Michele, prima latente, esplode e Valeria, tra le poche donne lavoratrici, intreccia una relazione con il suo datore di lavoro.  La tresca è poco più di un’evasione. Evasione dall’angolo in cui marito e figli l’hanno relegata, obbligata com’è a badare ad ogni particolare, ad ogni loro capriccio. Raccontandosi, Valeria entra in sintonia con se stessa e si accorge del suo malcontento, di quanto le sue aspirazioni appaiano dappoco agli occhi delle persone che ama. Spaventoso, ma vero.  «Eppure mi pare di vedere tutto con chiarezza, stasera; quando ho incominciato a scrivere credevo d’essere giunta al punto in cui si traggono le conclusioni della propria vita. Ma ogni mia esperienza – anche quella che mi viene da questo lungo interrogarmi nel quaderno – m’insegna che tutta la vita passa nell’angoscioso tentativo di tratte conclusioni e non riuscirci». Valeria è una specie di ombra tra le quattro mura: la chiamano la santa e sua figlia fa di tutto per non assomigliarle. Non è un bel riconoscimento per una che ha speso le migliori energie a tenere insieme la famiglia. Alla fine, Valeria rimarrà da sola, e attorno l’odore di bruciato delle lettere.

 

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