Alberto Moravia e La noia

ritratto di alberto moravia
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Partiamo da una riflessione banale ma verissima: Alberto Moravia è stato un grande scrittore. E non lo dico solo perché era padrone della lingua, delle sfumature, delle parole e della musicalità di certi costrutti. No, lo dico anche perché conosceva gli esseri umani a memoria, quasi fossero tutti sussumibili ad un archetipo.

La noia”, ad esempio, è un romanzo senza sbavature. Lo leggi e ti lascia disturbato, quasi che l’insofferenza ,la smania del niente del protagonista fossero le tue. Forse qualcuno oggi scriverebbe questo libro  in meno pagine, con un taglio qua e là. Tuttavia col senno di poi mi sono convinta che certe ripetizioni sono volontarie, corpo necessario del romanzo. La ridondanza delle descrizioni delinea i tratti delle personalità dei protagonisti che mano a mano si insinuano nella mente del lettore. Quest’ultimo ci si rivede a specchio, forse perplesso, ma di certo rapito.

Il personaggio chiave è Dino, un trentenne ricco, anzi ricchissimo che ripudia le sue origini. Lascia la villa della madre (il padre li ha abbandonati anni prima) per andare a vivere da solo in una stanzetta angusta. Là dipinge, o almeno ci prova. Infatti, da un po’ di tempo non ci riesce più, e, in preda ad un attacco di rabbia, distrugge anche l’ultima tela. Dino è apatico: soffre di noia. Una noia paralizzante che lo assale da che era bambino e non gli concede tregua. Niente lo solleva: né le donne né i soldi. Una mattina il suo vicino di casa, anch’egli pittore, muore. Era un erotomane che ritraeva solo donne giovani e nude, le stesse che, poi, si portava a letto. Incuriosito dalla personalità stravagante della buonanima del vicino, si intrufola nel suo laboratorio dove fa amicizia con Cecilia, ultima modella e ultima amante in lista. Cecilia tenta un approccio immediato, ma Dino non sembra attratto. Pare avvinto dalla voglia di saperne di più dell’ex pittore, delle sue tresche, della sua passione per le donne. Cecilia prende a raccontare neghittosa, finché la situazione non cambia. I due intraprendono una relazione accesa. Da questo momento la trama gira intorno agli sbalzi d’umore di Dino, alla voglia di allontanare Cecilia quando si dà generosa e di riaverla non appena prende a vedere un altro uomo. La giostra delle loro giornate esaspera Dino, che da tiranno si ritrova vittima di un roulette russa ingestibile.

Il chiaroscuro dei caratteri conferma l’acutezza della penna di Moravia che ha fatto delle stranezze umane la sua specialità.

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