Amélie Nothomb e Nadine Gordimer: due romanzi per due storie d’amore e di diversità

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Amélie Nothomb e Nadine Gordimer. Non ci sarebbe bisogno di presentazioni per queste due narratrici: la prima è belga, tradotta in 45 paesi e amatissima in Italia grazie al lavoro di traduzione della Voland. L’altra è sudafricana, si è aggiudicata il premio Nobel per la letteratura nel 1991 e a proporla da noi è Feltrinelli. Senza saperlo, e a distanza di tempo, hanno pubblicato opere con un che di comune: i sentimenti, le distanze geografiche e culturali, le pretese degli altri.

Non si è sottratta all’autobiografia la Nothomb quando ha scritto “Né di Eva né di Adamo”, il romanzo che racconta il flirt tra lei e Rinri, il ragazzo giapponese, suo allievo di francese. Amélie incontra Rinri in Giappone, la terra dove ha vissuto per anni e lavorato prima di diventare un’autrice di culto. Vuole perfezionare la lingua, integrarsi. Pubblica un annuncio: si offre come insegnante di francese. Compare Rinri, più giovane di lei, e ricco, molto ricco. Tra i due cresce una simpatia che indispettirà famiglie e districherà diversi nodi emotivi. La Nothomb si rivela (siamo agli inizi della sua ascesa letteraria) una scrittrice ironica, immediata: i motivi per cui piace tanto. Carino.

Di tutt’altra sostanzaL’aggancio” di Nadine Gordimer, romanzo appassionato sulla relazione tra una ragazza bianca, Julie, e un giovane arabo, bellissimo e colto, di nome Abdu. Siamo a Johannesburg. Abdu lavora in un garage e Julie ci entra per caso. I due iniziano a chiacchierare, a comprendersi, nonostante le diversità. Si innamorano, si amano. Julie è la figlia di un noto ginecologo, ma è in rotta con la famiglia, la borghesia, i diktat della società bene. Lui viene dal deserto, da una casa stipata di familiari, dove le donne non pranzano con gli uomini e ci si promette sposi nella culla. Julie ha degli amici, un gruppo di ragazzi che si credono barricadieri e invincibili. Seduti in un caffè discettano sul mondo e sciorinano consigli. Finché Abdu, immigrato illegalmente, riceve l’ordine di rimpatriare. La polizia gli dà la caccia. È a questo punto che Julie rompe definitivamente con le sue radici, con i parenti che del ragazzo arabo non vogliono saperne. Credono sia una scuffia, un fatto da niente, e invece…Invece la ragazza parte. Parte contro ogni previsione e contro la volontà dello stesso Abdu. Lui sa che Julie non si integrerebbe mai in mezzo al deserto, in mezzo alle leggi del Corano. Sa che per seguirlo fino in fondo Julie rinuncerebbe ad una parte di sé, e finirebbe col pentirsene. È una storia vibrante, intensa, fatta di contrasti. Fino alla fine, non scontata.

Se la Nothomb propone uno stile scarno, più verbosa è la Gordimer. Due opere agli antipodi, sebbene entrambe ti catturino e ti avvolgano.

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