Amore mio ti odio: Natalia Aspesi racconta l’Italia che ama e che odia

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Le passioni muovono il mondo, accendono le persone. Tutti cercano l’amore, il brivido lungo la schiena, il diversivo. I matrimoni sono un deposito di bugie, mentre la passione può unire anche un’ex prostituta e un uomo ignaro dell’ingombrante passato. Questa è pressappoco la fotografia dell’Italia che ama. La stessa Italia che, dagli anni Novanta ai giorni nostri, ha scritto a Questioni di cuore, la rubrica di Natalia Aspesi, firma di punta (cinema, costume, moda) di Repubblica, su Il Venerdì.  Adesso quelle lettere compongono Amore mio ti odio, pubblicato da Il Saggiatore. In più di quattrocento pagine, i lettori ritrovano le carezze, le lavate di testa, gli out out, le confidenze tra le righe che Natalia Aspesi (donna di carta si definisce) riserva a quanti affidano a lei le loro pene o le loro gioie. Un siparietto illuminante che persiste rinnovandosi, al passo coi tempi. Leggerete di donne stufe dei loro mariti e impicciate in scappatelle con uomini più giovani, di altre innamorate di Claudio Baglioni, di certe ferite o alla ribalta. Di ex amanti che si rincontrano, nostalgici della giovinezza che fu, di intese elettive impallidite dopo il sesso. Di uomini pigri o spaventati, di amori omosessuali. Che sia per solitudine o per timidezza, la lettera rappresenta un ponte, una forma di espressione e di condivisione insieme. La quantità di spunti è imbarazzante. E in tanti vogliono sapere cosa ne pensa lei, Natalia Aspesi, destinataria e interprete di questi spaccati di intimità. In un’intervista a Grazia.it ha detto: «Non cambiano mai i sentimenti, ma il modo in cui entrano in scena. Cose che restano uguali? L’amore non resiste, dopo un po’ finisce. Cose che sono cambiate? Un tempo le donne volevano un marito a tutti i costi, oggi vogliono l’autonomia economica. Cose che cambieranno? Con la crisi si divorzierà sempre meno».

Questo post è apparso sul blog socio-culturale C’è vita su Marte

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