Barbara Garlaschelli: « scrivere è il mio modo di relazionarmi con l’esistenza»

Barbara Garlaschelli
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Per la sezione I ferri del mestiere inizio un viaggio nella scrittura, e nell’approccio alla scrittura, delle scrittrici contemporanee che in un modo o nell’altro mi hanno regalato un’emozione o più semplicemente un sorriso. Direte, perché? Beh, perché mi va, perché-sebbene la scrittura sia un atto personalissimo, faticoso e allo stesso tempo semplice, ma sempre, sempre silenzioso- credo che condividere certe emozioni aiuti ad allegerirne il fardello. Che fardello? Quello delle storie che ti levano la salute, che ti sbatacchiano nel sonno e ti dicono “oh, oh, siediti e scrivimi”.

E poi c’è tutta la fatica dell’essere donna, del dover, in questa urgenza espressiva, tenere le fila di altri percorsi, e spesso neanche in discesa.

Non escludo di intervistare anche qualche scrittore. Credo, difatti, che la scrittura sia un’arte universale, senza sesso. Se mi concentro sul femminile è per cogliere qualche sfumatura sociale, di approccio, che è una variabile legata anche ai modi di vivere e di essere.

Inizio questo viaggio-esperimento da Barbara Garlaschelli, finalista al Premio Strega nel 2010 ed autrice di romanzi e racconti di successo anche all’estero. Perciò sedetevi, e ascoltate, ascoltate. Come se stessimo per sorseggiare un caffè.

 Barbara, perché scrivi?

Perché mi piace. Perché è il mio modo di rapportarmi con la vita e il mondo. Perché è il mio modo di relazionarmi con l’esistenza.

Scrittura e riscrittura: tu come ti destreggi tra queste due fasi nella stesura di un romanzo?

Io sono una di quelle autrici che andrebbe avanti a riscrivere all’infinito. È un momento del lavoro che mi piace molto: rileggere e risistemare ciò che ho scritto. Buttare, cambiare, correggere. Il momento della riscrittura è fondamentale, per quel che mi riguarda. E cerco di essere spietata con le mie parole. Cerco di non affezionarmi troppo a ciò che scrivo per poter essere il più lucida possibile  – per quel che è possibile – e utilizzare solo ciò che sta “nell’economia della storia”.

Dacia Maraini ha scritto sul suo forum del suo sito che nessuno nasce scrivente ma che a scrivere si impara, come a cantare. Che ne pensi?

Penso che sia assolutamente vero che si può imparare a scrivere, ma penso anche sia fondamentale avere il “talento” per la scrittura – come per qualunque altra forma d’arte o mestiere – , e quello non te lo insegna nessuno. O lo hai o non lo hai. La fortuna è trovare chi lo riconosce e ti fa lavorare su di esso.

I lettori ti amano, ma a te piace quello scrivi?

Sì, se no non lo pubblicherei. Poi ho le mie preferenze, ma se non credo in qualcosa, se non mi ci riconosco – ed è capitato e capita – non lo rendo pubblico. E’ una questione di rispetto: di sé e degli altri.

Tempi di vita e tempi di scrittura: come si incastrano nella tua esistenza di donna?

In modo indolore, anche perché ho sempre avuto accanto a me – i miei genitori prima, mio marito ora – che mi permettono di dedicarmi alla scrittura a tempo pieno. E io, da parte mia, assecondo lo scrivere senza forzarmi, con disciplina, ma senza affanni. Quando non ho niente da scrivere, non scrivo. Ma leggo, leggo sempre.

La maggior parte dei libri hanno vita breve tra gli scaffali. Tu come ti orienti in questo mare e quali storie prediligi?

Non ho un solo modo: ascolto molto i consigli degli amici e delle persone che stimo, gironzolo nelle librerie afferrando libri qua e là, leggendo la quarta di copertina, prediligendo alcune case editrici più che altre, toccando i libri, sfogliandoli. Leggo sempre gli incipit. Non ho un genere preferito. Mi piacciono i bei libri e spesso di un’autrice o un autore che amo compero tutto.

 

La notizia:

Il 13 marzo esce per Frassinelli editore Carola , il nuovo romanzo.

Per saperne di più su Barbara Garlaschelli:

Si è laureata Lettere Moderne all’Università Statale di Milano con una tesi sul teatro a Milano visto attraverso il giornale Il Secolo, dal 1900 al 1906. Tra le sue opere: O ridere o morire; Nemiche (1997, Frassinelli); Alice nell’ombra (; Sirena. Mezzo pesante in movimento; Sorelle (premio Scerbanenco 2004). Il suo ultimo romanzo Non ti voglio vicino (Frassinelli, 2010) è stato tra i dodici finalisti deI premio Strega 2010 e ha vinto i premi: Matelica – Libero Bigiaretti 2010; premio Università di Camerino e premio Alessandro Tassoni 2011; Premio letterario Chianti 2012. Suoi racconti sono pubblicati su varie antologie e riviste. È tradotta in Francia, Spagna, Portogallo, Russia, Olanda.

Ha scritto lavori teatrali, novelle, ballate, romanzi, articoli, saggi.

Ha diretto la collana I Corti per la casa editrice EL.

Ha una rubrica – La Lettrice Innamorata – in cui racconta di libri, sul blog di Chicca Gagliardo: Hounlibrointesta (Glamour)

È presidente dell’Associazione culturale Tessere Trame.

Qui il suo blog

Dei suoi libri, oltre a qualche racconto, ho letto per ora Lettere dall’orlo del mondo (Ad est dell’equatore editore)

 Questo testo è la parola. È la poesia di due presenze, o di un modo di percepirle, di interpretarle. La Garlaschelli è come Penelope: cuce e disfa, sente e scrive. Leggendo, sembra che tutto l’indicibile passi dalle sue mani, dalla sua penna, dai disegni che illustrano le parole. Lei vince la fatica, la forza della gravità, si fa trascinare da una corrente tremenda fino a delineare un racconto difficile, sì,  ma terribilmente reale.

Qui il resto della mia recensione su ClubDante

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