Benedetta Palmieri: «Nella scrittura apprezzo molto pulizia e densità»

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Ho chiacchierato di scrittura con Benedetta Palmieri, scrittrice e giornalista napoletana.  Dopo la mia recensione al suo I Funeracconti (Feltrinelli), ci siamo scritte spesso. Credo nel suo talento e quest’intervista è un viaggio nel suo mondo di fogli, penne e libri.

Una domanda standard: perché scrivi?

Potrei semplicemente dire perché mi piace, e sarebbe una risposta corretta. Però forse anche incompleta, o imprecisa. Perché in verità credo di averlo in qualche modo dato per scontato già da quando ero piccola. Non ho ricordi precisissimi, ma sensazioni sì; e mi rimandano quasi sempre l’immagine di me “scrivente” o aspirante tale. E poi perché è il tipo di fatica che sopporto meglio, e che mi appaga di più (il sottotitolo del tuo blog, del resto, mi sembra in argomento) – il che, a ogni modo, credo torni a dire che scrivo perché mi piace.

Voglio condividere con te un’impressione: la tua scrittura è rifinita, di un’emotività controllata. Dà un senso di lucidità e di consapevolezza significanti. Che ne pensi?

Per far fronte a emozioni violente ho preso a un certo punto ad analizzarle, scomporle, vivisezionarle – in modo da cercare di capirne i meccanismi e gestirle, o addirittura neutralizzarle. Credo che questo mi abbia dato strumenti anche per descriverle. Il che non mi dispiace ma, per quanto riguarda la vita è una cosa che funziona relativamente (e se funziona finisce col fare tristezza), e per quanto riguarda la scrittura non deve diventare un limite.

Hemingway ha rivelato che spesso non riusciva a scrivere oltre se prima non revisionava quello che aveva redatto il giorno prima. Tu come ti destreggi in queste due fasi endemiche della scrittura?

Mi destreggio facendo un po’ e un po’. A periodi – temporali o narrativi che siano. In alcuni ho bisogno di rileggere daccapo ogni volta che mi metto a scrivere – di limare tutto il già scritto, e anche di aiutarmi a proseguire prendendo un po’ di abbrivo, entrando nel ritmo di quello che già c’è. Ma arriva un momento, soprattutto quando comincio ad avere più materiale, che mi costringo a ripartire ogni volta da dove ho lasciato.

Dove trai l’ispirazione per scrivere le tue storie?

Da quello che provo e penso rispetto a ciò che vedo, che mi capita, che incontro nella vita.

Scrivi ogni giorno?

In linea di massima sì. Tra scrittura creativa, collaborazioni, sito e varie – sì. Però ogni tanto faccio pausa.

Di una storia apprezzi più l’intreccio e l’originalità o il modo in cui è scritta?

Durante, come è scritta; dopo, quello che mi ha lasciato.

Com’è cambiata la tua scrittura tra Un due tre stella ed i Funeracconti ?

Non so dirlo, ma mi auguro sia migliorata. Non che rinneghi niente, ma generalmente spero di scrivere ogni giorno meglio del precedente. Insomma, spero che anche rispetto ai Funeracconti si sia evoluta. Onestamente, non riesco a indicare con precisione in quale aspetto, anche perché non credo di dover essere io a definire la mia scrittura; però posso dire che pulizia e densità sono caratteristiche che apprezzo molto.

 Per saperne di più 

Benedetta Palmieri è nata a Napoli il 14 maggio del 1973. E a Napoli vive e scrive. Ha pubblicato Un Due Tre Stella (Tullio Pironti editore) e I Funeracconti (Feltrinelli). Ha collaborato con siti e riviste. Attualmente collabora con Il Mattino, e ha un suo sito (www.benedettanapoli.net).

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