Sul vizio di leggere, verosimilmente prima degli e-book

Sul vizio di leggere, verosimilmente prima degli e-book
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C’è un vizio che mi caratterizza: leggere. Lo sanno tutti: amici, genitori, fidanzato. Leggere è vitale, nel senso che fa parte del mio quotidiano come lavarmi, bere, mangiare. Leggo da che ero bambina, avevo (ed ho) un debole per le storie. Sono sensibile alle parole, certo. E scrivo, anche. Ma scrivere ha a che fare con un’altra dimensione. Lo faccio per comunicare. Invece quando leggo evado, mi distraggo, mi curo.  Ma stiamo parlando del leggere, quindi lascio perdere i motivi per cui scrivo. Lo sapete che sul vizio di leggere…

Quello che la mente non considera

Quello che la mente non considera
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Le sere vicine al mare, felici di scappare dai soliti fine settimana, dalla gente. Dai ragazzi e dalle ragazze in fila per ballare tutta la notte con una cuffia fluorescente nelle orecchie, eccitati da fiumi di alcol: sorridere, mettersi in posa, schivando a malapena fossi neri, vuoti emotivi. Noi no, almeno non insieme. Se stiamo insieme. C’è chi cerca la folla, i capannelli fuori ai disco bar, le piazze gremite. La nostra folla siamo noi, la fantasia, le storie. Odiare la solitudine è il motto di tutti. Ma la solitudine…

Le cose che si fanno per amore

Le cose che si fanno per amore
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Andrea mi ferma per strada. Non parliamo da dieci anni e non ci vediamo da due o giù di lì. Se facessi riferimento al tempo trascorso, mi direbbe che non era destino incontrarsi, ma non faccio commenti. Meglio non provocare, non rimestare parole e gesti antichi. Mi dice che sua madre parla da sola, inveisce contro il marito che l’ha abbandonata con la scusa di lavorare in giro per l’Europa. È diretto Andrea, quasi voglia togliersi un peso. Ma io lo sapevo già. Mia madre, un giorno, mentre pelava le…

Almeno una volta abbiamo creduto che Napoli fosse nostra

Almeno una volta abbiamo creduto che Napoli fosse nostra
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Soffia il vento. Via Partenope è un pezzo di mondo, distante anni luce da certe città cortesi e un poco vintage. Vengo dalla sede del Mattino. Mi hanno detto che di cultura non posso scrivere e me ne sono fatta una ragione quando ho intravisto l’orizzonte attraverso le finestre, nella stanza dei giornalisti. Così ho ringraziato e me ne sono andata. Adesso cammino senza meta, seguendo l’andamento del lungomare. Ecco i ristoranti, le pizzerie. I camerieri lavoreranno anche a pranzo. Qualcuno opterà per la pizza, qualcun altro per la zuppa…

Tornare a casa per Natale

Tornare a casa per Natale
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Tornare a casa per Natale: un rito che si aspetta tutto l’anno, un appuntamento con il tempo e la parte più segreta di te, contenta o sofferente che sia. Tornare a casa può voler dire un sacco di cose: viaggiare verso il paese natio, rivedere qualche amico, stringersi a qualcuno, anche se non si ha voglia di festeggiare. Per me vuol dire poltrire, rimpiangere ancora una volta di non aver organizzato un viaggio (che so, Normandia?) e fingere di ascoltare la nonna che si ostina a darmi della piccolina, senza capire…

Sole ad est

Sole ad est
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Io e Aniela Mazur siamo amiche da un pomeriggio che pioveva. Aniela notò che non avevo l’ombrello e si offrì di accompagnarmi alla macchina. «Dai, dai, corri sotto». Corsi. L’ombrello ci proteggeva a stento dai goccioloni. Ci bagnammo e ridemmo come matte. Lei mi aveva intravista un mucchio di volte, e io lo stesso. Lavorava nel bar sotto il mio ufficio. Un giorno andai a salutarla durante la pausa pranzo.Lei ne fu entusiasta. Uscì fuori cinque minuti, il tempo di una sigaretta. Io pure fumavo, avevo preso il vizio da…

Noi che ci volevamo così bene #reprise

Noi che ci volevamo così bene #reprise
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Camminavo. Ero appena scesa dall’ufficio, c’era il sole, in cielo e sulla mia faccia, di nuovo, dopo ore. Non pensavo a niente perché pensavo a tutto, a troppe cose insieme: le bozze da consegnare, la cena da mettere in tavola, quel viaggio che vorrei fare. Poi l’ho intravisto, tra la folla, camminava di spalle, davanti a me. Non mi ha notata, non avrebbe potuto. Non l’ho fermato. Era Lou, il figlio del regista, Lou il raccomandato, Lou che credeva avessi un debole per lui, Lou che stava con Ludovica. La…

La stagione delle fragole

La stagione delle fragole
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Nella stanza la luce blu dell’abat-jour illumina i fogli abbarcati sulla scrivania e ne riflette l’ombra sulla parete. Tu ti sei vestita in fretta, stai per uscire. Ti muovi frettolosa nello spazio minimale eppure giusto per te. Rovisti nel cassetto: cerchi il paio di orecchini che ti ha regalato François, il tuo amico di penna, e qualche spicciolo. Fuori piove. L’estate diuturna saluta il mese di settembre con una scarica d’acqua. Hai appuntamento con Andrea e Marco, che sono in ritardo, per fortuna. Hai la calma per raggruppare il portafogli,…

Per ridere ci bastava una canzone rock – su Unonove

Per ridere ci bastava una canzone rock – su Unonove
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Marzia e Paolo venivano a casa mia ogni pomeriggio dopo la scuola. Avevamo diciassette anni e tante parole trattenute tra la gola e la bocca. Li accoglievo e mi specchiavo nei loro sguardi curiosi quanto il mio. Ci chiudevamo nella mia stanza e studiavamo quello che bastava per superare le interrogazioni o a scrivere buoni compiti di greco. Dedicavamo all’assegno un tempo minimo. Per il resto ascoltavamo musica. Facevamo incetta di cd e di musicassette, e cercavamo un indizio di verità tra i testi di quelle canzoni rock o esistenzialiste….

Noi che ci volevamo così bene su Unonove

Noi che ci volevamo così bene su Unonove
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Lou era convinto che Alice avesse un debole per lui. Indagava ogni volta che ci sentivamo al telefono, o ci incontravamo all’università. Io mi smascellavo dalle risate. «Alice? Un debole per te?», e lo prendevo in giro, convinto che la scuffia fosse sua, invece. Negava. Diceva che Alice era bella, ma per lei non sentiva un interesse speciale. Diceva anche che Alice gli scriveva. Gli inviava ogni sera un messaggio che non riguardava il corso. Chiedeva come stai, che fai, esci, e altre cose del genere. Lou non rispondeva, oppure…