Consigli ad un aspirante scrittore: dal diario di Virginia Woolf

Consigli ad un aspirante scrittore: dal diario di Virginia Woolf
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«Ora che mi pare di essermi guadagnata il libero uso della mia penna, devo cominciare a frenarla. Finora per la mia libertà ho dovuto combattere». Di frasi secche e accecanti come questa ce ne sono a iosa in Consigli a un aspirante scrittore (Rizzoli collana BUR) di Virginia Woolf, scrittrice inglese di fama mondiale, suicida nel 1941. Il libro, confezionato dall’editoria moderna a mo’ di vademecum, è in realtà un estratto dal diario dell’autrice. Scritti che niente hanno da vedere con suoi i romanzi e con suoi i racconti (lo dice lei stessa di…

Benedetta Palmieri: «Nella scrittura apprezzo molto pulizia e densità»

Benedetta Palmieri: «Nella scrittura apprezzo molto pulizia e densità»
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Ho chiacchierato di scrittura con Benedetta Palmieri, scrittrice e giornalista napoletana.  Dopo la mia recensione al suo I Funeracconti (Feltrinelli), ci siamo scritte spesso. Credo nel suo talento e quest’intervista è un viaggio nel suo mondo di fogli, penne e libri. Una domanda standard: perché scrivi? Potrei semplicemente dire perché mi piace, e sarebbe una risposta corretta. Però forse anche incompleta, o imprecisa. Perché in verità credo di averlo in qualche modo dato per scontato già da quando ero piccola. Non ho ricordi precisissimi, ma sensazioni sì; e mi rimandano…

Barbara Garlaschelli: « scrivere è il mio modo di relazionarmi con l’esistenza»

Barbara Garlaschelli: « scrivere è il mio modo di relazionarmi con l’esistenza»
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Per la sezione I ferri del mestiere inizio un viaggio nella scrittura, e nell’approccio alla scrittura, delle scrittrici contemporanee che in un modo o nell’altro mi hanno regalato un’emozione o più semplicemente un sorriso. Direte, perché? Beh, perché mi va, perché-sebbene la scrittura sia un atto personalissimo, faticoso e allo stesso tempo semplice, ma sempre, sempre silenzioso- credo che condividere certe emozioni aiuti ad allegerirne il fardello. Che fardello? Quello delle storie che ti levano la salute, che ti sbatacchiano nel sonno e ti dicono “oh, oh, siediti e scrivimi”….

Lavorare con le parole? Non è una sciocchezza

Lavorare con le parole? Non è una sciocchezza
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Che lavoro faccio? Io scrivo. Che vuol dire? Vuol dire che ogni mattina mi siedo ad una scrivania e cucio parole per confezionare messaggi ed informazioni per gli altri. Cullo frasi e poi le instrado per il mondo, sulle pagine di un sito, sui binari dei social network. Quest’occupazione la covavo dentro, come un raffreddore. Ogni tanto qualche starnuto: piccole collaborazioni, giornalismo, fino alla possibilità di lavorare ticchettando sui tasti per forgiare testi. Bello, vero? Indubbiamente lo è, e l’ho voluto con ogni cellula del mio corpo. Credo di essere…

E-mailing: nell’era dei social ha ancora senso?

E-mailing: nell’era dei social ha ancora senso?
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Mettiamo il caso decidiate di linkare questo post ad un vostro amico. Glielo inviereste tramite e-mail? o vi affidereste senza pensarci ai social network? La riflessione nasce da un articolo, di Jeff Sonderman pubblicato su Poynter, che ragiona sulla sopravvivenza dell’e-mail nell’era della condivisione smodata. I social network, infatti, sembrano aver surclassato l’e-mail. Le informazioni viaggiano ogni giorno su link sparati sulle pagine Facebook , o attraverso tweet di 140 caratteri.

Iaia Caputo: «L’equilibrio tra forme scrittorie è questione di urgenze espressive»

Iaia Caputo: «L’equilibrio tra forme scrittorie è questione di urgenze espressive»
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Giornalismo e narrativa. Qualche volta convivono, altre fanno a pugni. Nel migliore dei casi si fondono, sovvertendo assiomi da enciclopedie polverose. Per Iaia Caputo, prima giornalista, oggi scrittrice (l’ultimo libro è “Il silenzio degli uomini”, Feltrinelli editore) ed editor, le chiacchiere lasciano il tempo che trovano, perché  l’equilibrio tra forme scrittorie è una questione di urgenze espressive.

Blocco dello scrittore: i consigli di Giuseppe Pompameo

Blocco dello scrittore: i consigli di Giuseppe Pompameo
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Blocco dello scrittore. Persino uno bravo come Hemingway ne subiva la frustrazione. Però, se succedeva, lui non si perdeva d’animo. “Quando stavo cominciando un nuovo racconto e non riuscivo a farlo partire, mi sedevo di fronte al fuoco e strizzavo le bucce delle piccole arance sul bordo della fiamma e guardavo lo scoppiettio di scintille blu che producevano. Restavo a guardare fuori sui tutti di Parigi (beato lui, ndr) e a pensare: «Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai adesso. Non devi far altro che scrivere una sola frase…

La scrittura? Lontano dal caos virtuale

La scrittura? Lontano dal caos virtuale
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Benedetta Palmieri è una scrittrice in gamba. Qualche mese fa ho recensito il suo “I funeracconti” (Feltrinelli editore).  Del libro, al di là di certe scenette ironiche, spesso made in Naples, mi colpì subito la padronanza linguistica. “Caspita, scrive bene la ragazza” pensai tra una pagina e l’altra. Dopo la recensione io e Benedetta ci siamo scritte: il risultato è questa piccola intervista, perché la scrittura, atto intimo e sacro, si alimenta anche di scambi.

L’importanza di chiamarsi mentore

L’importanza di chiamarsi mentore
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Il mentore è il consigliere per antonomasia. È una guida, un precettore. Egli non solo conosce bene un mestiere, ma è anche una persona disponibile, a suo modo, grande. Ognuno di noi dovrebbe avere un mentore nella vita, o perché no, anche due.  Specie sui posti di lavoro, e specie se il lavoro in questione è creativo. In questo post  mi limiterò a parlare per giornalisti, redattori e web writer freelance, che lontani dalle redazioni, trovano maggiori difficoltà nell’affidarsi alla guida di un collega in gamba. Lo spunto giunge, ancora una…