Chet Baker e alcune domande

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Ciao amici,

non ci si sente da un pezzo. Non so se ci avete fatto caso, ma nel mentre ho scritto parecchi post per Gli Stati Generali, parlandovi per lo più di libri, fotografia e di fotografia e Napoli insieme. Sono le 17.35 di una domenica di marzo e anziché essere all’aperto a godere della primavera incipiente e dei musei aperti, ascolto Chet Baker. Il pezzo di questo preciso momento è Every Time We Say Goodbye e sono già passata per il sempreverde Almost Blue. Ho trascorso la giornata a rassettare casa, a finire un romanzo che mi ha preso parecchio (Arredo casa e poi mi impiccodi Massimiliano Virgilio, conoscete? No? Dovete rimediare, specie se avete tra i trenta e i quarant’anni e avete addosso un senso di irrisolto. Il romanzo, quando uscì, piacque molto a Goffredo Fofi), a ricordare a mia madre che la curcuma si mangia cruda e a incantarmi davanti alle fotografie dei miei fotografi del cuore. Mi sto riposando, in pratica. Di sabato non lo faccio, perché punto lo stesso la sveglia per andarmene in giro con la Canon e godere della bellezza di Napoli, che più la bestemmio, più mi riconquista. Neanche fosse uno di quegli stronzi che da adolescenti ci hanno rivoltate come un calzino e che oggi ringraziamo perché ci hanno aiutato a comprendere che le frasi del tipo “ti amo troppo eppure …”, con alibi e scusanti a seguire (“ti amo eppure non posso stare con te”, “ti amo eppure ti lascio” e bla bla bla) sono una fregatura.

Ma torniamo al vecchio Chet e a questa domenica sconclusionata.I motivi di questo stato d’animo potrebbero annidarsi in due circostanze:

  • Cambiano le stagioni e sull’anima spirano venti di inquietudine
  • Ci sono fatti e situazioni che danno da pensare e lo faranno finché non verranno affrontati. La consapevolezza, come intuite, si è già tolta il cappotto, siede sul divano, fuma una sigaretta e mi fissa, dicendomi: “Allora, signorina, che dobbiamo fare?

Le cose intentate non mi piacciono (ho tentato di imparare a suonare la chitarra, a usare la reflex, a dormire da sola e tanto altro). Alcune mi sono riuscite, altre decisamente no. Tuttavia, chi non tenta è perduto. Quindi, in segreto, nero su bianco come piace ad Helen Fielding, scriverò le mie domande e cercherò le mie risposte.

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