Clara, di notte pensa a me

ragazzo e ragazza con i Ray-Ban in moto
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Alan continuava ad affondare il piede nell’acceleratore della sua Corvette. Vai, che stasera voliamo, pensò con un sorriso idiota stampato sulla faccia. Voleva conquistare il mondo con uno sterzo tra le mani nervose, come se il rombo del motore bastasse a incoronarlo re, gladiatore o incendiario.

Dietro, stravaccati sul sediolino, Clara e Patrick sarebbero voluti sparire nel vento che tagliava loro la faccia.

“Alza il volume che questa mi fa impazzire” fece Patrick a Joshua seduto vicino ad Alan. Il riff di Love her madly ci mise un attimo ad infiammarli tutti, mentre correvano sparati lungo la strada per il mare.

“Ma tuo padre s’è deciso a darti le chiavi?” chiese Clara ad Alan.

“Deciso è una parola grossa. Le ho prese e basta. Lui e mia madre sono partiti e questa signora macchina mi è sembrata tanto triste rinchiusa in garage” replicò lui.

Patrick levò una Malboro dal pacchetto da venti e l’accese. Stringeva la sigaretta tra le labbra mentre cercava l’accendino da qualche parte nelle tasche.

Clara lo guardò un attimo: i lineamenti melliflui facevano a pugni con la durezza dello sguardo, con la miccia accesa degli occhi neri, pronta a divampare da un momento all’altro e travolgerli senza scampo. Lui non diceva una parola. I Ray-Ban neri e la camicia blu lo facevano apparire imprendibile e per un attimo Clara ebbe paura che sparisse.

Alan, davanti, badava solo alla strada che si snodava in curve e tornanti. Divorava chilometri. Qualche volta rallentava, ma proseguì dritto, fin dove il giorno si perde nella notte.

Il mare apparve loro come una rivelazione.

Alan fermò l’auto, sbilenca, su un tratturo antistante la spiaggia. Clara si tolse i sandali e corse fino al bagnasciuga. “Venite che è bellissimo” li incitava. Ma i ragazzi si erano lasciati andare sulla sabbia, stesi, come tramortiti dalla forza che li aveva sospinti fin là. Clara sorrise. Prese la macchina fotografica e scattò un’istantanea. Alan la guardava mentre si abbassava, si spostava, per rubare un riflesso, un’espressione qualsiasi. Se era corso al mare lo aveva fatto per lei, per farle vedere che poteva smuovere l’aria, vincere il tempo. Avrebbe voluto afferrarla per un braccio e dirle che aveva un debole per la sua gentilezza, per quella faccia da bambina trasognata. Una bambina, sì, ma anche una donna, che prendeva tutto quello che le si regalava. Sempre gratis. Sempre senza implicazioni.

Clara continuava a scattare foto. Le avrebbe raccolte in un album e poi avrebbe chiesto a tutti di commentarle, specie a Patrick. Alan se lo figurava già. Perché per Clara c’era sempre e solo Patrick. Lui che la prendeva quando voleva, senza chiedere il permesso, e la lasciava quando era stufo. Ma si poteva esser stufi di Clara? Lui non si stancava mai di guardarla, di starla a sentire, di sfogliare le fotografie nel suo maledetto album.

Clara gli diede uno schiaffo. “Ma a che pensi?” gli chiese beffarda.

Alan non ebbe il tempo di rispondere.

Clara era già di nuovo a riva, a giocare con le onde, felice di essere là e in nessun altro posto.

 

Colonna sonora: Love her madly 

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