Cosa leggere: mai dirlo ad un ragazzino?

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Ultime dall’universo dei libri: dire ad un ragazzino cosa leggere equivale ad allontanarlo dagli scaffali. La notizia, punto d’arrivo di alcuni sondaggi, è rimbalzata anche sul Libraio. Dico la mia: è una scemenza, o almeno non una verità assoluta. I ragazzi si accostano (o scappano) ai libri per ben altri motivi e insegnanti e genitori sono parecchio influenti in questo senso. Certo, ci sarà sempre l’alunno o il figlio che per carattere o malavoglia ignora le dritte di parenti e maestri. Le vedo l’insegnante di lettere e la mamma che invogliano con tutte le forze il giovane a leggere, sciorinando una lista di classici imperdibili. E lui? Lui nulla, fa orecchie da mercante. Pensa: ma che vogliono queste? A me piace stare davanti al computer, spararmi la musica a tutto volume, senza i suoi romanzi del cavolo. Succede da sempre.

Eppure, non possiamo ignorare che c’è anche il ragazzo che sta là e ascolta i consigli, riscrive i titoli che la prof. propone in classe e accetta il Giovane Holden, regalo di famiglia per Natale. Miracolo? No. Questa situazione dipende da una condizione precisa: la passione con cui gli adulti lo indirizzano verso un autore o una storia. I ragazzi aspettano solo un adulto coinvolto da quello che racconta e propina. Un adulto consapevole e sognante al contempo aziona una corrente, un terremoto. Se amo leggere lo devo ai patiti che mi hanno accompagnato nella crescita, a partire da mio nonno che faceva il libraio e venerava anche le copertine. La scuola ha fatto il resto. In classe, proprio alle scuole medie, mi sono lasciata trasportare dalle poesie, dai racconti, dalle opere narrative che la professoressa, innamorata delle parole, ci sottoponeva. Non aveva bisogno di dirci che certi libri non li potevamo ignorare: ce li ha fatti respirare e sono diventati parte di noi. Di me. Leggendo.

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