Da Sera sul fiume di Silvio D’Arzo

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Emma lo seguiva intenta sulla riva, scostando leggermente le fronde dei salici dal viso come farfalle, con una curiosità vigile, quasi religiosa. A volte, nel silenzio, quando si soffermava un poco ad aspettare, e udiva soltanto l’acqua scivolarle ai piedi, si sentiva quasi pianta anche lei.

Adesso non pensava più nemmeno a Ladi, che oggi l’aveva pregata di leggergli qualcosa, nemmeno al fidanzato che doveva pur esistere in una delle tante città. Ma c’erano ancora città oltre le fronde dei salici, oltre l’argine e il ponte?

Le onde sostenevano la luna. E sembrava quasi possibile pigliarla su con due dita, gocciolante, come una moneta caduta in una vasca.

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