Dall’anticipo di primavera al pendolarismo: ciò che non fortifica, uccide

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Cari amici,

come state? Scrivo per condividere con voi alcuni sentimenti e stati d’animo. Ci sono tre concetti che voglio esprimere, dal momento che alimentano un ormai granitico e mai trascurabile stato d’ansia, e cioè:

  • temperature che annunciano la primavera nel bel mezzo di febbraio su Napoli e provincia
  • lui e lei che alle 07.30 del mattino si tengono per mano sorridenti, come se non ci fossero sveglie e routine tritacervelli da fronteggiare
  • il mucchio di pendolari che per raggiungere Napoli/Centro Direzionale da Napoli/Piazza Garibaldi si ammassa davanti alle porta del treno, impedendo agli altri di entrare, sebbene i corridoi (e i posti) siano in massima parte liberi.

L’anticipo non richiesto di primavera in febbraio, mese notoriamente gelido, ravviva insofferenze assopite e soprattutto confonde davanti all’armadio, stipato di sciarpe e maglioni. In più questo caldo ci impone di affrontare anzitempo l’annoso problema dei cattivi odori sui mezzi pubblici: se avete viaggiato almeno una volta in circumvesuviana o in metro sapete di cosa parlo. Quindi, per un sereno proseguimento delle nostre vite nelle settimane a venire confidiamo in cieli tersi e temperature non superiori ai dieci, dodici gradi.

A turbarci anche le coppie che di buon mattino hanno il coraggio e la pazienza di tenersi per mano e di scambiarsi occhiate dolci. Come faranno ad archiviare rapidi il trauma da sveglia e quello di dover per forza parlare e ascoltare un altro essere umano nella fascia oraria che oscilla tra le 07.45 e le 08.45? Chapeau, miei cari, sul serio.

Ma più di tutto, più delle coppie che tubano tra un caffè e uno sbadiglio, non riesco a concepire i pendolari che nella tratta Napoli/Piazza Garibaldi – Napoli/Centro Direzionale si raccolgono davanti alle porte del treno “perché tanto è una sola fermata e no, è inutile che mi siedo”, anche se da fuori la gente non riesce ad entrare a stento ed i corridoi sono quasi vuoti. Ebbene sì, pendolari, parlo a voi. Voi con le facce seccate, il passo svogliato e il collo a pezzi a furia di chattare su WhatsApp. Non vedete che ci sono altri cristiani che cercano di farsi largo sul convoglio? Non udite le bestemmie quotidiane? Escludo che occorra un vademecum ad hoc per risolvere il tutto. Se tutti gli esemplari del mondo animale sono riusciti a convivere sull’arca di Noè, noi possiamo riuscire a stare su un trenino locale. O no?

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