De Beauvoir e De Cespedes: le scrittrici che hanno scandalizzato parlando di donne

simone-de-beauvoir-alba-de-cespedes
PrintFriendly and PDF

Esistono libri bellissimi, direi fondamentali ma, avverto, non proprio da intrattenimento. È il caso di “Una donna spezzata” (in Italia pubblicato da Einaudi, traduzione di Bruno Fonzi), raccolta di tre racconti della scrittrice e filosofa esistenzialista Simone de Beauvoir e di “Dalla parte di lei” (Mondadori) di Alba De Cespedes, scrittrice, poetessa e partigiana della prima ora. Entrambe le autrici hanno riservato attenzione (psichica e sociale) al mondo femminile, ed a distanza di anni mantengono intatta la loro attualità. Per la loro società, rispettivamente quella del 1967 e quella del 1949, erano femministe, tipe da cui stare alla larga perché sollevatrici di scandali.

I loro scritti hanno sempre innescato polemiche. Spiattellavano in prima pagina che non tutte le donne sono pazienza, sorrisi e baci. Scrivevano delle contraddizioni, dei venti freddi che spirano sulle alcove. Scrivevano degli anditi bui dell’anima, dove prima ci sono i mariti con le loro promesse, e poi solo accuse e fiori secchi, recriminazioni e accenni di follia. Scrivevano che esistono la rabbia e il disprezzo quando la società civile non riconosceva nemmeno il divorzio. Per queste ragioni i due romanzi sono una discesa nella morchia dei sentimenti, tra la storia europea e l’esperienza personale, così reale, così imperitura.

Una donna spezzata

Monique e Maurice sono sposati da anni. Erano una coppia affiatata, condividevano gli interessi e il modo di intendere la vita, viaggio, o solo strada, da attraversare in due. Lo racconta Monique in un diario che, pagina dopo pagina, diventa un espediente per curare i malanni del cuore. Difatti Maurice ha un’amante, una donna opposta alla moglie, più artefatta e vacua. È Maurice in persona a confessarlo.

Monique anziché sbatterlo fuori di casa ed urlare il suo orrore, implode, senza lasciar intravvedere le crepe sempre più fitte. Parla con le amiche e si convince che quello del marito è un capriccio da assecondare, perché solo così passerà. Ma il sistema non funziona. Maurice chiede sempre più spazio per la sua avventura extraconiugale. Nel frattempo Monique si tormenta. Le fughe e le assenze del marito sono il riflesso odierno di un’apparente quiete del passato. Sul banco degli imputati, l’educazione delle figlie, la scelta di Monique di non lavorare per non sottrarre tempo alla casa e all’amata famiglia, le aspettative disattese. Le scelte di ieri ritornano come un boomerang, e Monique stenta a fronteggiare questa cascata di intime verità, fino a restarci sepolta.

Dalla parte di lei

Il romanzo è ambientato a Roma nel pieno della Resistenza. La protagonista e voce narrante è Alessandra. Appena bambina, ha già sulle spalle una croce: il nome, declinato al femminile, del fratellino, affogato nel fiume. Sua madre è una donna colta: legge, ascolta musica, sogna. La passione letteraria prende anche Alessandra. Ad osservare – scontento – le due donne, il capofamiglia. «Siete matte» dice. Intorno, le mogli degli altri sono ombre silenziose sugli usci delle case. L’uomo, marito retrogrado e incapace di amare elevando l’anima, trova il mondo di riprendersi il suo spazio e spinge al suicidio la moglie. Si guadagna quindi l’odio di sua figlia, che della madre conserva i segreti e le passioni.

Alessandra cresce, prende a lavorare, si interessa di politica, è esigente verso gli uomini. Si innamora di Francesco, un giovane antifascista. Egli – gentile e premuroso – dissipa tutti i dubbi di Alessandra, terrorizzata dai bifolchi. Alessandra e Francesco si sposano. La madre di Francesco però non vede di buon occhio questa nuora letterata e riluttante verso le faccende di casa e la tradizione. Col matrimonio e con l’incalzare delle azioni contro i nazifascisti, Francesco dimentica la natura di Alessandra, bisognosa di parole, di letture, di condivisione. Si sente ingannata, Alessandra. Vorrebbe amare un altro, disprezza i partigiani che gli rubano l’uomo e odia Francesco che si è presentato per come non è. Alessandra sprofonda, pagina dopo pagina, in una palude interiore. Quel pozzo scuro in cui le donne si cacciano per colpa degli eventi e che allargano, suggestionate da forze naturali, ma non ineluttabili. L’epilogo ha il sapore della polvere e il colore del sangue.

 

Questo post è apparso su C’è vita su Marte

 

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment