Della giovinezza e di certe stagioni della vita #2

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Cara M.,

mi tornano in mente le ragazze che siamo state. Due gatte, due tipe libere, interessate solo a scorrazzare. Ci piaceva il mare, restavamo ore a guardarlo, a lambiccarci il cervello sulla vita, sui sentimenti, sul magone che ogni tanto ci faceva respirare male. Non ci piangevamo addosso, ma riflettevamo, questo sì. Forse troppo, alcune volte.  L’ironia era la nostra cura, la rabbia la nostra ricetta. Figlie del mondo e della nostra terra (amata e odiata, dicevamo),riluttanti verso i benpensanti e le frasi fatte. Abbiamo riso, cavolo quanto abbiamo riso. E abbiamo studiato. Ci lanciavamo in certe crociate solo per il gusto di leggere, di sapere, di confrontarci. Tra una caramella gelé e una tazza di tè abbiamo collezionato piccoli successi. Era un gioco per noi, ma ci stavamo sbagliando. Ignare, decidevamo chi essere, come usare la testa, che fare di tutte quelle parole, quelle idee. E quando siamo diventate due donne, abbiamo finto di non capire. Cambi casa, cambi vita, fai altri passi. Raccolgo un sacco di immagini, fotogrammi degli ultimi dodici anni, adesso. Ti voglio bene, M. Sii felice, come su quella panchina, al molo, con il vento sulla faccia e i capelli scompigliati.

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