Diario di un’utopista postmoderna – Cari napoletani vi scrivo

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Cari napoletani,

credo che siate l’unico popolo a manifestare contro una Ztl.  L’ho sparata grossa? state già scaldando i muscoli per battere commenti infuocati? Non importa, perché questo è il mio spazio e ho deciso di scrivere tutto quello penso sulla città che vivo ogni giorno. Napoli sta attraversando un momento critico: la crisi, i palazzi che si sventrano, i negozi che abbassano le serrande. Un’onda di problemi che nemmeno il miglior sindaco del Paese riuscirebbe a fronteggiare, specie con le esigue risorse giacenti nelle casse di Palazzo S. Giacomo. Di fronte a questo marasma, manifestare, prendersela con qualcuno è la reazione più scontata. E capisco, capisco tutto, perché sono arrabbiata pure io.

Ma ciò che non capisco è questa crociata contro la Ztl. Mi sarei aspettata slogan per un miglioramento dell’isola pedonale, ma non certo per eliminarla. Volete davvero che via Caracciolo torni ad essere un corridoio di auto? Se è cosi, allora deve esserci una logica, intrinseca al vivere quaggiù, che mi sfugge. Ho girato l’Italia quasi per intero e buona parte dei centri storici è sbarrata al transito delle automobili e dei mezzi pubblici. In più, la gente quando cerca casa pretende un posto per la Bike e l’auto è un optional perché inquina e costa.

Se Napoli non fosse Napoli, molto probabilmente, godrebbe di un altro destino e la gente difenderebbe il litorale dai gas di scarico per permettere ai bambini e a tutti gli altri cittadini di godere di uno spazio pubblico, aperto, che il mondo intero ci invidia. Ma siccome Napoli è Napoli, combattete per precludervi una gioia di cui non avete cognizione. Sì, a voi piace tenere il sedere ben incollato al sediolino dell’auto e posteggiarla, a costo di una doppia fila, quanto più vicino è possibile al luogo dove siete diretti. “Qua non c’è lavoro, non c’è niente, vuoi vedere che dobbiamo avere un’isola pedonale?” avrete pensato.

Eppure io credo che anche il riappropiarsi dei luoghi, dell’aria, degli spazi faccia parte del background di una città, di un popolo. La crisi, la tragedia del palazzo a Chiaia sono fatti  terribili, assurdi, ma non c’entrano col tentativo di educare la gente a contare sulle proprie gambe, a passeggiare per le strade di quella Partenope che dice di amare.

Possibile che avere o non avere uno spazio sia la stessa cosa? Possibile che non capiate la differenza? Battetevi per migliorare, non per rinunciare a ciò per cui altri si farebbero incatenare. Non è solo una Ztl, è un modo di essere. E io inizio a credere di essere fatta in un altro modo.

Sul Corriere del Mezzogiorno, la notizia della manifestazione contro la Ztl.

 

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    2 thoughts on “Diario di un’utopista postmoderna – Cari napoletani vi scrivo

    1. partigiano jhonny

      Parole sacrosante!!!condivido

      1. Marina Bisogno

        Eppure siamo la minoranza

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