Elena Ferrante: e la luna bussò alle porte di una scrittrice senza volto

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E così giornalisti, scrittori e blogger sono concentratissimi sulla candidatura di Elena Ferrante al Premio Strega 2015. Se ancora non lo sapete: Roberto Saviano ha chiesto a gran voce che la scrittrice napoletana, senza volto ed amata fino in America, gareggiasse per il Premio più glamour della narrativa nostrana. La Ferrante non si è fatta attendere ed ha risposto con una lettera che ben tre quotidiani si sono fregiati di avere tra le mani. Ma poi è piovuto il chiarimento della e/o, la sua casa editrice: «Quello che la Ferrante aveva da dire l’ha detto a Repubblica. Quella sul Mattino e sul Secolo XIX non è Elena Ferrante». Agghiacciante, vero? Due quotidiani bleffano e una casa editrice si prende la briga di fare da arbitro nella corsa al pezzo che scotta. Ovviamente sui social è esplosa la contesa: Strega sì, Strega no, Ferrante sì, Ferrante giammai, Repubblica ok, Mattino vergogna, tra i commenti ed i tweet (#elenaferrante, vedere per credere) dei lettori in visibilio e già nella tifoseria dell’autrice. Che dire se non complimenti a chi ha ideato questa strategia di marketing che condiziona anche le scelte delle redazioni culturali? L’appeal della Ferrante è troppo forte per contrastarlo o il dibattito culturale del nostro paese è diventato schiavo del mercato?

Ha ragione Stefania Nardini, giornalista e scrittrice, quando scrive che uno spunto alternativo per i quotidiani poteva essere Napoli (fallimenti, sfide, cambiamenti). Ed ha ragione anche Angelo Petrella, scrittore, se considera la candidatura della Ferrante allo Strega una sconfitta per tutto il mondo letterario (ne esiste uno nostrano?) che non si sforza di stanare qualche altra voce interessante. Altrettanto legittimo il commento di Annalena Benini, su Il Foglio: «Storia della bambina perduta è un romanzo bellissimo che merita di vincere». Insomma, avete capito: siamo nel pieno del “totopremio” e delle querelle che lo accompagnano e lo rendono un evento mondano, seguito anche da chi non legge alcun libro senza la fascetta candidato al Premio Strega. Ma tant’è: questo piace, questo appassiona.

Chi è mai questa Elena Ferrante?

In molti asseriscono che la questione non è rilevante, non interessa, eppure sul punto gli articoli fioccano. Per quel che mi riguarda, credo che Elena Ferrante non esista. Penso anche che quella dell’identità sia la questione (concordo con Luca Pantarotto di Holden e Company quando dice che se uno è restio al pubblico non cavalca l’onda mediatica). Signori: la trovata della scrittrice che non vuole metterci la faccia è una genialità pubblicitaria. È la scelta di promuovere un buon prodotto ricamandoci sopra una storiella contro tendenza (tutti si fotografano su facebook, la Ferrante no). Questa storia somiglia a quella di Nicolas Barreau, l’autore di “Gli ingredienti segreti dell’amore” (Feltrinelli), descritto dalla stampa e sulla quarta di copertina come un ex studente della Sorbonne, libraio sulla rive gauche, refrattario agli incontri mondani. Finché Elmar Krekeler in un articolo pubblicato su Die Welt rivela che Barreau non esiste, ed evidenzia che le case editrici tedesche fanno a gara nel creare autori fittizi per la pubblicazione di nuovi romanzi, scritti in base ad analisi di mercato. Ci mette del suo anche lo scrittore Norbert Krüger, secondo cui non esiste alcun ex studente libraio e che Barreau è una creazione dalla casa editrice per sfruttare il favore di pubblico ottenuto dagli autori francesi in Germania.

Capito l’antifona?

Specifico solo tre concetti:

  • non nego la bellezza dei romanzi della Ferrante, chiunque li abbia scritti
  • assodata la potenza delle parole della Ferrante, credo la fascinazione della gente sia un effetto studiato a tavolino
  • credevo che a scrivere i libri della Ferrante fosse un uomo. Poi un’amica mi ha fatto riflettere sul fatto che solo una donna potrebbe descrivere così bene la maternità. Giusta osservazione. Allora è una donna, colta e non si chiama Elena Ferrante.
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