Esistenziale veramente

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Sul finire dell’estate scorsa mi trovavo a Milano per lavoro. Alloggiavo a Monza e mi spostavo in treno, coprendo le distanze in meno di un quarto d’ora. Gli amici mi scrivevano messaggi su WhatApp ricordandomi che Monza-Milano è un percorso esistenziale, almeno stando a quanto cantavano i Bluvertigo in Zero. Morgan e compagni si riferivano al fatto che il pendolarismo titilla desideri e ghiribizzi: anche un percorso tanto breve può essere carico di attese. Il che si verifica pure se il viaggio non ha niente a che spartire con Monza e con Milano, sotto ogni punto di vista. Ad esempio: c’è tanto di esistenziale nelle riflessioni che nascono ogni mattina viaggiando in circumvesuviana fino a Napoli. Se sei abbastanza fortunato da trovare posto e da non avere nessun essere umano che ti alita sul collo, puoi godere di un paesaggio non male, salvo toccare con mano i peggiori sentimenti umani. Si annoverano tra questi: la noia e la frustrazione. Lemme lemme se ne vanno questi impiegati, esponenti di una specie tra l’altro in estinzione. Se non induce a ponderazioni esistenzialiste questo, what else?

 

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