Facebook e l’etica del giornalismo

giornalista
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Esiste un’etica dell’informazione su e attraverso Facebook?

Me lo sono sempre chiesta, specie ora che mi occupo di comunicazione e relazioni pubbliche per un’importante associazione di categoria.

Lo spunto per questo post me l’ha dato l’articolo “7 ways journalists can make better ethical decisions when using Facebook”, di Kelly Fincham,  esperta di buone pratiche giornalistiche ed insegnante della materia.

Uno spunto che in America è traducibile in legge, e la cui violazione, talvolta, conduce dritti dritti al licenziamento.

In Italia, invece, discettare di etica del giornalismo sembra una barzelletta. Tuttavia le regole esistono e, contro tutti i luoghi comuni, c’è chi le applica. Sono convinta, infatti, come scrive la Fincham, che fare il giornalista, o il redattore, nell’epoca dei social network richiede qualche accortezza in più, in barba a qualsiasi sciatteria.

Il potere di Facebook

Facebook, ad esempio, è di certo un mezzo potente. La circolazione delle notizie, la lista dei contatti, lo scambio di messaggi in tempo reale sono uno strumento unico se devi stare sullo scoop, rimpolpare la lista delle fonti in rubrica o catturare un’immagine.
Eppure, questi stessi vantaggi potrebbero procurarti un po’ di grane senza la giusta dose di buon senso.

Poniamo il caso che ti occupi di politica e stai seguendo la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni. Uno dei candidati ti invia una richiesta di amicizia su Facebook e magari inizia anche a lasciarti dei messaggi.  Se non fissi un limite metti a repentaglio la tua credibilità e quella della tua testata, tanto che, per precauzione, sarebbe il caso di chiedere l’opinione del capo.

Stessa storia per i messaggi che deciderai di condividere, di linkare o commentare. Occhi anche alle petizioni, alle richieste di iscrizione e di partecipazione ad eventi vari.

 Per non sbagliare ti basterà seguire tre principi base:

  • il tuo compito è informare (quindi meglio non stringere troppe amicizie interessate)
  • devi comunque rispettare la linea e la fama del giornale per cui scrivi
  • la privacy su Facebook è una favola (quindi occhio a quello che posti)

L’autrice del pezzo originale si dilunga un bel po’ sul rispetto della linea editoriale del giornale per cui si scrive anche fuori dagli orari di lavoro. In America se lavori per il Post, sei il Post, ed è facile sbagliare sotto questa gragnola di like e di messaggi.

Parole, parole, parole

Un altro vantaggio di Facebook è la possibilità di carpire le opinioni più disparate, spesso anche di personaggi influenti, sugli argomenti “caldi”. Però, anche in questo caso esiste il rischio di toppare.

Meglio se non ti attieni a quello che leggi. Cerca sempre un contatto diretto con la fonte per verificare quello che ha scritto. Che sia tramite telefono, skype, email o dal vivo non importa. Basta che non dimentichi di approfondire. Il rischio è di ritrovarti sommerso da reclami, richieste di rettifica o peggio querele. Meglio evitare!

La lezione è che sul Web niente è privato e i giornalisti sono esposti almeno quanto le persone di cui scrivono.  Facebook deve essere solo un connettore di spunti, non una piazza che sostituisce il contatto umano, specie se lavori informando gli altri.

Sei d’accordo?

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