Gaia e Marco

Gaia e Marco
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È finita un’altra giornata. Gaia getta lo straccio su una sedia accostata alla vetrata che dà sulla strada e ci si siede. Il bar dove lavora da due anni si trova fuori dalla zona residenziale, in fila a grattacieli che ospitano uffici, tanti uffici.

Sono le 18.00 e con le sale riunioni prendono a svuotarsi anche i locali (bar, negozi, ristoranti), in ossequio a una regola non scritta, ormai usanza, che si rinnova nel tempo e che sul far del mese di Agosto acquista contorni più marcati.

«Sei stanca?» domanda Marco, il collega incaricato delle consegne.

Gaia sorride. Allunga le gambe davanti a lei e si lascia scivolare lungo lo schienale.

«Sì, ho la testa che mi scoppia. Ma quanto ha squillato oggi il telefono?».

«Non le conto mica, ma non ci lamentiamo, dai. Se non telefonassero noi non lavoreremmo».

Gaia annuisce. Marco fruga nella tasca del grembiule ocra con su la scritta “Coffee break”. Pesca il pacchetto di Camel e sfila una sigaretta. Se l’appoggia tra le labbra e l’accende. Aspira e butta fuori il fumo, e con il fumo anche la noia.

Gaia non dice niente ora. Ha gli occhi sbarrati, dritto davanti a lei. Pensa ai fatti suoi. Qualcuno direbbe che si è incantata.

Marco agguanta una sedia e le si accomoda vicino.

Gaia si gira verso di lui e lui le porge le sigarette.

Marco sa già. Sa che se lei lo fissa e poi gli strizza l’occhio è perché vuole fumare. E tocca a lui soddisfare questo desiderio perché di comprarsele le cicche Gaia neanche a parlarne.

Così fuma anche Gaia, in silenzio.

Marco la guarda per qualche secondo, poi distoglie lo sguardo.

Gaia scruta il cielo azzurro dal suo angolo, a riparo dai raggi solari che, ancora lontani dall’ora del tramonto, creano giochi d’ombra negli interstizi tra i palazzi.

«Come te la passi stasera?».

Marco spezza il silenzio mentre schiaccia per terra il mozzicone col la punta della scarpa destra.

«Stasera? Penso farò una doccia, mangerò qualcosa che non assomigli ad un panino e me ne andrò a letto» risponde Gaia.

«Uau, un programmone tipicamente estivo» scherza Marco.

«Già a tutta vita. E tu?».

«Oggi è il compleanno di Marianna, la mia ragazza. Con le mance di oggi la porto a cena».

«Beh, allora sceglierai di certo un posto di gran lusso».

Ridono insieme.

Gli occhi si incontrano di nuovo. Che vuoi farci, dicono, è la vita.

E ciascuno ripensa a quando il pomeriggio tardi avverte un formicolio nelle gambe, tipico di quando non ci si siede un attimo. Ripensano, zitti, ai tempi dell’università. Non avevano mica idea che sarebbero finiti dietro il bancone e la cassa di un bar? E non perché mandare avanti un bar sia di per sé disonorevole. Semplicemente perché speravano in una possibilità diversa, in uno di quei lavori da impresari a cui sembravano destinati negli anni Novanta tutti quelli della loro generazione. Era un sogno americano, solo che li ha cresciuti l’Italia e l’America è decisamente lontana.

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    2 thoughts on “Gaia e Marco

    1. Gianni

      Non è solo l’America anche se dà l’esatta coordinata del contesto sociale. Come sempre fai Tu, ben scritto. Complimenti, Marina!

      1. Marina Bisogno

        Grazie mille, GIANNI :)

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