Grazia Cherchi e le Fatiche d’amore perdute

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Se siete dei lettori di razza non potete ignorare Grazia Cherchi, redattrice ed editor nell’occhio del ciclone culturale degli anni Sessanta. A Piacenza, insieme a Goffredo Fofi, ha collaborato a “I Quaderni piacentini”, una rivista socio-culturale che ha attraversato trent’anni di storia. La Cherchi si è occupata soprattutto di libri: ne ha scritto sui quotidiani e ha concorso a farli pubblicare, lavorando per diverse case editrici, tra cui Rizzoli, Feltrinelli. Era nota per la sua tendenza a tagliare. Inseguiva la brevità, il nitore. E brevi e nitidi sono i passaggi narrativi di “Fatiche d’amore perdute”, il suo romanzo, pubblicato da Longanesi nel 1993. Quando l’ho avuto tra le mani non ho esitato: dovevo leggerlo, sebbene fossi in cerca dei racconti, oggi introvabili.

Lo dico senza timore: la Cherchi romanziera non ha niente a che fare con la Cherchi giornalista e critica letteraria, o con la Cherchi lettrice appassionata, alla stregua di Cesarina Vighy. Non che sia malvagia, no. Eppure sono le sue dissertazioni sulla letteratura, sui libri, le recensioni che meritano di più. Il suo “Scompartimento per lettori e taciturni” è più raro dei racconti. Un nonsense, se pensiamo alle pagine e pagine inutili che vengono stampate.

“Fatiche d’amore perdute” ha un’impronta autobiografica. Una donna, Grazia, convoca nove amici memorabili in una casa di campagna per un week end settembrino. Chiede loro di andare senza mogli, mariti, compagni e compagne. I dieci non si vedono da un pezzo e a testimoniare il tempo che fu è una foto degli anni Settanta. L’istantanea li ritrae giovani, pieni di aspettative e accesi di passioni e di ideali. Erano i tempi dei “Quaderni piacentini”, delle lotte di classe, dell’impegno. La rimpatriata, tra rivelazioni, ricordi e amori che sbocciano tardivi, è un modo per confrontare presente e passato, la gioventù con i suoi frutti. Grazia vuole scrivere un libro e vuole farlo a partire da un periodo florido della sua esistenza.

“Ho portato gialli per tutti. Oggi sono al vertice della domanda, un tempo ci si vergognava di leggerli, ci si scusava, come oggi se si guarda la televisione”.

Tanto è il sarcasmo, tanto l’acume della Cherchi.

Se sceglierete questo romanzo vi impartirete una lezione di stile, ed anche una di vita.

 

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