I miei non luoghi

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Potenzialmente, sono una cittadina del mondo. Una ragazza curiosa, una viaggiatrice. Non mi piace regredire, stare bardata nelle mie roccaforti. Appena posso faccio qualche chilometro, cambio prospettiva, amplio le vedute. Cerco la verità, se mai la troverò.  Dico questo perché i miei luoghi, o non luoghi, oggi mi angustiano. Sono nata in provincia di Napoli, e vivo tra questa e la città da trent’anni. Non ho mai vissuto altrove, soltanto per periodi di vacanza.  Chissà, domani. Anche se domani è oggi.

Non sono contenta di quel che vedo, non sono contenta delle sensazioni che il mio corpo accoglie e decifra, secondo le sue esigenze e richieste. È quasi estate, ieri notte hanno ammazzato due uomini.  Ho già letto i commenti. “Cose loro” dicevano. Oggi il fatto è già passato, è polvere da spazzar via, è un’ombra, una macchia da lavare. Per strada si affannano i pellegrini, devoti a Maria e diretti a Pompei.

Il sangue, che odore ha il sangue?

Dal mio balcone vedo il mare, i lidi che tra qualche giorno riapriranno per ospitare le famiglie, in fuga dalle case stipate.  Ma non solo loro. Ci saranno i giovani della notte da bere, le coppie, ci andrò io quando la mia stanza si trasformerà in fornace. Ma mette tristezza il pensiero, perché l’acqua è inquinata. Lo è perché i depuratori non funzionano,  lo è perché per vent’anni nel fiume – che nel mare sfocia – ci hanno sversato gli scarti. Si impegni pure l’amministrazione a dire che il mare è balneabile, io non ci credo.

Vedo i palazzi, i muri, le strade: avrebbero bisogno di colori e cure, di una ristrutturazione.  Vedo sale scommesse a mo’ di funghi, ma nessuna libreria. Vedo le ragazze beneducate da una parte e le alternative dall’altro. Le buone divise dalle cattive per volere dei genitori. Come loro, i ragazzi, i maschi. Nell’ombra, più a sud, nei vicoli, le donne-bambine, già madri, che collezionano regali costosi e bugie dai loro uomini sguaiati e rabbiosi.  Le colombe e le aquile, i buoi che dicono cornuti agli asini.

Vedo le finestre serrate, le teste che si sporgono dalle serrande. Che va là? Chi è?

Vedo le signore perbene, mogli fedeli di professionisti, tutte incipriate per l’appuntamento dal parrucchiere. Parlano dei loro figli, prodigi in giro per l’Europa.  Vedo la gente triste e che nega di esserlo, sento l’assenza dell’amministrazione, sento la mancanza di spazi di aggregazione, sento la voce di chi si mette insieme.  “Facciamo qualcosa. Facciamo”. È giusto, ho fatto anch’io. Ma sappiate che si fa prima per se stessi.

Sento l’immobilità, vedo i morti vivi.  È la negazione: tutto il contrario di tutto.

Eppure, nei non luoghi fisici, tòpoi miserabili, vive la mia memoria. I ricordi: l’adolescenza, la giovinezza. Ho le radici. Sono importanti le radici. E allora perché io vorrei tagliarle, e andare. Andare, andare, andare.

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    3 thoughts on “I miei non luoghi

    1. Andrea

      Perchè è una ferita del tuo corpo che non riesci a sanare!

    2. Andrea

      Perchè è una ferita del tuo corpo che non riesci a sanare!

      1. Marina Bisogno

        Vorrei trovare il modo per farlo, ma non so come

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