Il commesso: quando arriva un libro a farti compagnia

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Sono giorni abbastanza faticosi.  Il lavoro non concede tregua, e oltre alla sfacchinata di routine, ci si mettono le solite fantasie: lasciare Napoli, scappare a Bologna, o da qualche altra parte. L’insofferenza attecchisce facile, cosicché mi affanno il doppio. Tra le poche consolazioni, con la musica, la faccia del mio ragazzo e la cioccolata, il bellissimo romanzo di Bernard MalamudIl commesso” (Minimum Fax, traduzione di Giancarlo Buzzi). Pubblicato per la prima volta nel 1957 con il titolo “The assistant”, ha assicurato all’autore, 45 anni,  il National Book Award.  Nella prefazione Marco Missiroli parla di capolavoro, ed ha ragione.

La vicenda ha a che fare con il quotidiano, con la gente che siamo. C’è un droghiere ebreo, Morris Bober. Gli affari gli vanno male perché di fronte alla sua bottega un tedesco ha aperto un negozio più spazioso e sfolgorante. Il droghiere va in crisi, insabbiandosi in una situazione incresciosa. Ad aggravare la situazione una serie di disgrazie, tra cui una rapina. Finché Morris conosce Frank Apine, un ragazzo sulla trentina, di origine italiana, senza credenziali, libero, che gli risolleva le sorti del negozio e la vita.  Morris, sempre dignitoso nella miseria e nella difficoltà, si affeziona al commesso. Ida, sua moglie, invece, è sospettosa: non solo non si fida, ma vuole scongiurare qualsiasi contatto tra il giovanotto e Helen, la figlia sua e di Morris.

Helen passa i giorni a leggere e a sospirare: è carica di desideri, potenziali rimorsi. Frank le entra nella vita, senza romanticismo, ma con energia. Per Frank Alpine –  che ha una filosofia: non diventare qualcuno, ma lasciar fiorire e respirare la personalità – non c’è nulla di impossibile, il tempo è una convenzione, e non serve parlar d’amore se l’amore ce l’hai dentro.  La scrittura epigrafica, le battute veloci e strabilianti, le descrizioni originali concorrono a fare di questo classico un gioiello.

Da leggere.

Il futuro offriva di più, in tema di possibilità da realizzare, pensava Helen, se uno aveva il coraggio di correre dei rischi. Lei ce l’aveva o no? Era questo il punto.

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