Il dono del buio: la recensione

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Azioni, colpi di scena, risvolti torbidi e qualche virata sui riflessi lunari che comunque vada illumineranno le strade e i volti, anche se sullo sfondo si è appena consumato un delitto. Sono questi gli ingredienti de “Il dono del buio” (Casa editrice Nord), il bestseller di V.M. Giambianco, londinese d’azione e scrittrice esordiente con alle spalle un bel po’ di esperienze nel montaggio cinematografico. E in effetti questo romanzo pare pronto per una trasposizione su pellicola. Il plot c’è tutto: Alice Madison, detective della Omicidi di Seattle, scopre i cadaveri di James Sinclair e dei suoi familiari nella loro proprietà. Un delitto macabro di cui l’indiziato numero è un tale John Cameron, assassino seriale legato a Sinclair da una vita. La protagonista non crede a nessuno degli indizi e cambia pista, sebbene la verità sfugga e sia difficile da ricostruire. Ad Alice toccherà un compito arduo: spogliarsi dei panni di investigatrice e indossare quelli di donna sensibile capace di immergersi, e farsi strada, nelle pozzanghere scure dell’animo umano perché è laggiù, nei gorghi, che sta il nocciolo dei fatti, la molla delle nostre azioni, anche quelle di un assassino. Il libro, pubblicato in Inghilterra da Quercus, l’editore di Stieg Larsson e Kristin Harmel, ha conquistato gli amanti del thriller psicologico di Germania, Francia, Olanda, Spagna, Israele, Stati Uniti, Canada e Giappone. In Italia si appresta a far chiacchierare anche gli italiani affamati di volumi capaci di distrarli dalla realtà e di divise e distintivi.  Nelle sue quattrocentosettanta pagine l’autrice imbastisce una storia filmica, ben scritta e omogenea, ma che consiglierei solo agli amanti del genere.

Questa recensione è apparsa sulla pagina culturale de Il Corriere Nazionale

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