Il treno, la Pandorina e le cinquanta sfumature di grigio

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Il treno non è solo un mezzo di locomozione. È un coacervo di esistenze, una panacea di ansie ed aspirazioni. Una metafora. Viaggio uguale vita, da sempre, da che l’essere umano ha iniziato a popolare la Terra e ad attraversarla. Viaggi anche tu, con la faccia puntellata di brufoli, i capelli inanellati e a tratti un po’ crespi. Respiri nei tuoi jeans, nella tue sneakers scalcagnate e nella tua sciarpa bordeaux che fa tanto comunista.

Già, comunista. Non è che poi sai bene che significa. A te basta essere diversa, essere te. Ogni mattina sali sul treno per andare a scuola, e con te Anna e Alessandra. Anna è la tua amica: stessi vestiti. stessa musica, stesso desiderio di cambiare il mondo perché “questi qui sono tutti delle merde”. Alessandra,invece, è di un’altra razza.  Capelli corvini, liscissimi e immobili, nonostante l’umidità. Unghie laccate, stivali di camoscio col tacco e quell’aria briosa di chi ha sempre un messaggino da inviare o una serata al pub da organizzare. Non lo ammettereste mai, ma vi capite poco. Ve ne state là, una di fronte all’altra,  mentre il treno sferraglia verso il liceo. Dalla sua Pandorina Alessandra tira fuori un libro, pag.100. Non riesci a scrutare il titolo. Escludi a priori (prevenuta) possa trattarsi di Kundera. Lei legge, legge e ride. Non resisti. Invadi il suo campo e sollevi rapida la copertina adagiata sulle sue gambe carnose. Toh, “Cinquanta sfumatura di grigio”. Molli la copertina e fai un gesto come a dire “Uh, Gesù”. Lei non ti ha vista, non ha mai alzato gli occhi dalla pagina. Ti volti verso  Anna, cerchi conforto, ma lei sorride. “Che te ne frega?” ti dice. Storci il viso. Te ne frega, te ne frega, eccome.

Vi tocca scendere. Alessandra ripone il romanzo nella Pandorina e scatta. Alla stazione attendete il pullman. Qua è tutto un incontrarsi di amici e conoscenti. In un paio di minuti Alessandra è circondata di ragazzi. Mario della v C, Luca della V B e un altro paio che non riconosci. Eccoli, api vicino al miele. Un miele dolce dolce, da spalmare sul pane. Li osservi intanto che arrivi dal giornalaio per acquistare Repubblica. Pensi che sei forte, che non hai bisogno di una Pandorina, di quel romanzo e del cicaleccio intorno.

In classe Alessandra siede dietro di te.

ragazza-ribelle-Una volta, al quarto anno, ti ha invitata da lei e, non sai come, sei finita seduta al centro della sua stanza. Prima ti ha offerto una tazza di tè, ti ha presentata alla madre che “ti considera tanto carina” e poi ha preso a lisciarti i capelli. Ciocca dopo ciocca, la chioma perdeva volume. Ha continuato nell’impresa strappandoti le sopracciglia, e mischiando i colori della trousse per truccarti il viso. Ti sei guardata, girata e rigirata davanti allo specchio ed hai giurato che ti piacevi. La mattina dopo eri di nuovo lattiginosa, con i brufoli e i capelli arruffati.

Ora Alessandra ti chiede aiuto perché non sa svolgere il tema. Di Romanticismo non sa un tubo e se si becca un’altra insufficienza si gioca la maturità. Con un gesto fulmineo le passi un pallina di carta: sono gli schemi che avevi preparato per ripassare. Prenderete 8 tutte e due per la pace di insegnanti e genitori.

Il sabato Alessandra esce, tu anche, ma frequentate posti differenti. Tu vai nei circoli, nelle federazioni dei partiti dove bazzica qualche amico, o accetti l’invito di tuo cugino che strimpella e si crede Jimi Hendrix. Lei è abbonata ai lounge bar.  Nessuna estensione da condividere tra di voi, se non quella di una mano.

I vostri sembrano percorsi inconciliabili, spazi paralleli. Non sai, però, che certe linee, bene o male, alla fine si intersecano sempre, che, lontano dai banchi, dalle promesse assolute e le canne nei bagni, il mondo filtra da un caleidoscopio. Gli oggetti assumono angolazioni differenti, sprazzi di colore e di ombra a seconda degli umori. La linea, che tu sola vedi, scolora. Non è più nera o rossa, e le conchiglie, le perline si sparpagliano sul pavimento senza indicarti la strada

 

Hai 35 anni. Di Alessandra non hai sentito più parlare. In ufficio c’è una ragazza che te la ricorda. Le sorridono tutti. Veste di nero, al massimo di grigio.

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