Il treno per Helsinky

Dacia Maraini-ritratto
PrintFriendly and PDF

Il treno per Helsinky” di Dacia Maraini, che giaceva illibato tra gli scaffali della mia libreria, racconta una storia antica come il fuoco: Armida Bianchi, protagonista e voce narrante, s’innamora di Miele, un tipo imprendibile, ammantato di mistero e con una gran faccia tosta. Una faccia da schiaffi, di quelle con un’espressione inconfutabile che minaccia la fuga al primo tentativo di attacco diretto.

Oltre questo tipo di amore, vince il senso dell’amicizia, sentimento che nel romanzo è la compagna perfetta della politica attiva, quella senza se e senza ma.  Armida vive scrivendo per il teatro accanto ad un uomo che non ama. La coppia è sempre circondata da un nugolo di amici, tra cui Miele. Il gruppo si vede praticamente ogni sera ed incarna l’alveo dove sbocciano le altre relazioni. Tutto passa attraverso i discorsi dei ragazzi, le loro idee, i loro ideali. Ma le immagini sono ricordi, che fluiscono instabili nel canale di un lungo flash back, dalla vita a Roma fino al viaggio ad Helsinky per raggiungere i giovani socialisti d’Europa agli inizi dei Settanta. Sopra i gesti, sopra le facce degli altri, c’è Miele, un fuggiasco col viso d’angelo che la innamora ancora, così come era successo anni prima, quando la vita privata si combinava con quella pubblica, e gli scontri, le manifestazioni erano un empito inarrestabile. Per Miele gli slanci del cuore sono poco più che capricci, bisogni subitanei da appagare alla buona. Le sue assenze durano quanto un gioco al massacro, e Armida ne esce sconfitta, in balia di sbalzi d’umore fastidiosi. Le scenate di gelosia che non si concede, la pressione di uno sguardo nocciola che sa sempre come farsi perdonare, la sfiancano. L’epilogo è un’evoluzione non scontata, ma di certo prudente.

A parte la storia, la Maraini si dimostra maestra, declinatrice di sensazioni personalissime. Il libro scivola come un monologo interiore, un flusso di coscienza senza pause, all’infuori di un punto fermo. Non c’è spazio per le virgole, né visivo, né emozionale. La scrittura è la rivelazione di un esperimento. La Maraini non spiega nulla. Ogni particolare si desume dai gesti, dai dialoghi, mai superflui. Che apprezziate o no quest’autrice (io non la leggevo da che avevo 15 anni), è certo che sia una scrittrice ferrata, oltre che un’acuta osservatrice.

 

 

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment