In secrecy

donna alla finestra
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La pioggia picchia sulle finestre, mentre, una ad una, le gocce si dissolvono contigue. La bella stagione non mollava la presa e ora che è andata, ti assale un senso di nostalgia profonda per i giorni di mare, quando i pensieri non avevano né ombra né peso. Controlli l’orologio. Tra circa dieci minuti la torta di carote sarà cotta a puntino. Tiri fuori le candele profumate alla vaniglia e ne accendi una. L’essenza invade gli spazi e ti fa compagnia. Eduardo è via con i ragazzi. “Sai che ho pensato? vado a Milano dai miei e ci porto pure Martina e Fabio”. Gli hai risposto solo “va bene” e hai comunicato la novità ai bambini, non sai se felici di rivedere i nonni o solo di prendere il largo per qualche giorno. Trilla il timer del forno. Ti affacci. Prendi uno stuzzicadenti e controlli la cottura. Bene, la torta è pronta. La afferri con le presine e la sistemi in un piatto. Tagli una fetta e mangi. L’impasto è morbido. Assapori sulla lingua l’abbraccio di latte, zucchero e carote. Mandi giù tre pezzi. Pensi che a Martina sarebbe piaciuta la torta; Fabio invece preferisce i dolci al cioccolato. Per un attimo ripensi a loro: ti mancano. Dentro di te si fa spazio una sensazione: la calma, la casa vuota, in ordine, ti spaventano e ti eccitano allo stesso tempo. Gironzoli per le stanze quasi le vedessi per la prima volta: le camerette dei piccoli, il bagno, lo studio di Eduardo e la stanza matrimoniale. Ti avvicini al letto. Ci giri intorno, accarezzi il cuscino di tuo marito e lo odori. Speri che ti richiami presto. Poi ti soffermi sullo specchio. Ti scruti, rotei la testa a destra e a sinistra. Sei giovane, la pelle è liscia e gli occhi sono luminosi. Accendi la radio e inizi a cantare: Madonna, Roxette, Eurythmics. Alzi il volume e ridi perché in genere non fai che sgridare i tuoi figli per l’intensità dei rumori. Vai avanti per un’ora. La musica è un ricordo puntellato di allegria. Te lo godi, e nessuno verrà a chiederti che stai combinando o che ti ha preso. Scoppi in una risata. La voce di Jann Arden risuona amica. Ripensi a Gaia, ai concerti dove vi siete scatenate insieme. Lei convive con un austriaco a Trieste. Hai voglia di telefonarle. Ti sdrai sul divano e appoggi le gambe sul tavolino davanti a te, proprio là, al centro, il tavolo che i bambini non possono nemmeno toccare perché finirebbero col rovinarlo. Stringi il cordless tra le mani. Digiti il numero. “Ciao come stai? che fai?”. Una gragnola di domande, di memorie e storie lontane. Giurate di incontrarvi. Prometti di andarla a trovare. Un fine settimana tu e lei come quando avevate vent’anni. “Se mi sposo sparami in petto” ti diceva. Non l’ha mai fatto, anche se non ti meraviglieresti di una scelta improvvisa diversa. Telefoni anche a Paola, a Nadia e a Franco. “Ma ti ricordi le sigarette fumate di nascosto nei bagni, i viaggi, la prima vacanza?”. Grufoli tra gli spezzoni di te per ricomporre un album di parole. Gli amici sorridono del fatto che sei da sola. Ipotizzano per scherzo che Eduardo ti abbia piantata in asso, poi esaltano il momento di libertà. Spiritosi!

Scarti un cioccolatino al liquore. Buono, ne prendi un altro. Passeggi scalza per casa. Potresti misurare i metri quadri del tuo appartamento anche ora, mentre chiacchieri al telefono.

Riponi il telefono. Due ore di conversazione. Ti duole un po’ la testa. Accendi la tv. Squilla il cellulare: toh, chi si risente, Eduardo. “Amore, siamo stati tutti il pomeriggio in giro. Sì, stiamo bene. Ok, ok ti passo i bambini. No, ma che dici, certo che ci copriamo bene. E tu invece come stai? Ah, non hai fatto granché…capisco ma non temere, che domani torniamo”. Baci, baci.

Ti delizi con una polenta, contorno di funghi porcini. Stappi un Lambrusco e sorseggi un paio di bicchieri. Ti leghi i capelli con un elastico e lavi a mano il piatto e il resto delle stoviglie. La televisione è una sequenza di programmi spazzatura e di film dell’ovvio. Decidi di stenderti di nuovo sul divano. Accendi la lampada rossa: c’è solo quel bagliore flebile a farti compagnia. Afferri il dvd di Harry ti presento Sally quasi fosse la soluzione ideale alla tua serata fiacca. Non lo guardavi da anni, ti mancava la buonanima di Nora Ephron. Due ore di goduria. Sotto sotto la commedia ti piace. Sei ghiotta di commedia. Una commediofila commediante. Tiri fuori dal comò dei liquori un Rémy Martin, il cognac che Eduardo serba per le occasioni speciali. Stappi. “Alle occasioni speciali” e glu glu glu mandi giù d’un fiato. Brucia, caspita se brucia. Hai la gola in fiamme e la polenta si è dissolta in quella fiammata d’alcol. È venerdì notte, Harry ha dichiarato tutto il suo amore a Sally e dalla strada tutto è silenzio. Anche la pioggia ha smesso. Ti affacci alla finestra. In mano stringi un altro cicchetto di cognac. Sai che quel sorso ti spalancherà le porte della confusione. Butti giù. Il pavimento è freddo, le ombre ocra sulla parete ti rallegrano e tra un mese è già Natale.

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