Intervista a Laura Pezzino di Vanity Fair: “Io?Pazza per i libri”

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Sarà che nei suoi post c’è spazio per gli eventi letterari, oltre che per le recensioni. Sta di fatto che Laura Pezzino, classe 1978, giornalista per Vanity Fair, col suo blog Bookfool è diventata un riferimento per i lettori, sia radical chic alla ricerca della chicca perduta che mainstream, appassionati di bestseller.  Laura va oltre il consiglio. Colloca ogni pubblicazione nel suo tempo, senza mancare curiosità sulla vita dell’autore. C’è vita su Marte le ha fatto qualche domanda per conoscerla meglio.

Laura, lavora nella redazione Gossip e Personaggi di Vanity Fair. Com’è che nel 2012 ha preso a scrivere anche di libri?

Mi occupo da sempre di libri, perché la letteratura è la mia vera grande passione, quella che ha resistito a tutti i terremoti e agli amori passeggeri, fin da quando mi regalarono l’edizione Mursia di “Piccole donne”. Avevo 7 anni e allora la mia vita cambiò. Iniziai a saccheggiare la biblioteca dei ragazzi della mia città, costringendo mia madre ad accompagnarmici almeno una volta a settimana. Per quanto riguarda il mio lavoro nella parte cartacea di questo giornale, mi occupo di gossip e personaggi dal 2011, mentre prima ho lavorato per cinque anni nella sezione spettacoli.

Il suo book-blog risulta tra i 13 più influenti d’Italia. Secondo lei da che dipende questo bel riscontro?

Le classifiche lasciano il tempo che trovano. Il riscontro più bello me lo danno i miei lettori, che commentano, mi scrivono in privato, mi consultano, mi chiedono consigli. In un verbo: si fidano. E io mi sento amata. Penso che siano a riusciti a capire che quello che faccio, lo faccio per amore.

Il giornalismo on line e il blogging incidono sia sulla fruizione che sulla scelta dei contenuti e quindi delle fonti. Da giornalista come vive la trasformazione dell’informazione e la relazione inevitabile col lettore?

Faccio questo lavoro da 10 anni, quindi non ho potuto vivere di persona il giornalismo di una volta, quello fatto di scarpe consumate e carta copiativa, senza Internet o social network. Questi ultimi, che frequento molto, sono diventati essenziali per lo svolgimento del nostro mestiere. Leggere Twitter è la prima cosa “social” che faccio la mattina appena sveglia.

Vive a Milano da anni. Sentiva l’esigenza di raccontare la socio-cultura da una grande città?

Di certo abitare in una città come Milano permette di vedere, e da molto vicino, le dinamiche dell’editoria italiana. Si imparano tante cose. Ma il mio sogno rimane New York e, negli ultimi tempi, l’America Latina.

Una giornata tipo nella redazione di Vanity Fair?

Il nostro è un settimanale e il flusso di lavoro è scandito, più che dalla singola giornata, dal giorno della settimana. Un paio di giorni servono a decidere cosa fare entrare nelle pagine, poi c’è la richiesta dei pezzi ai collaboratori oppure le ricerche per i pezzi che dobbiamo scrivere noi. Segue l’impaginazione, che decidiamo insieme ai grafici e, infine, la lavorazione in pagina. Si manda in stampa e inizia un’altra settimana.

Chi la segue sa che non fa segreto dei suoi autori luminari, anzi li propone entusiasta. Quali, invece, i colleghi che tiene sempre in considerazione per la loro bravura?

Amo molto  Chicca Gagliardo, che si occupa di libri su Glamour. Loredana Lipperini, Mario De Santis e Alessandra Tedesco per quanto riguarda la radio assieme ai programmi Pagina 3 e Fahrenheit. Cristina De Stefano di Elle, che stimo molto anche come scrittrice di biografie. Antonio Prudenzano, di Affari Italiani, è il mio faro sulle novità in ambiente editoriale. Tiziana Lo Porto, giornalista e scrittrice, è spesso fonte di ispirazione. Leggo sempre gli inserti culturali dei principali quotidiani italiani, con una preferenza per La Lettura, dove seguo Marco Missiroli, Paolo Giordano ed Emanuele Trevi. Tra le riviste mi piacciono molto anche IL, Studio e il mitico Internazionale. Infine, ammetto di buttare sempre un occhio alla rubrica di Antonio D’Orrico su Sette: non condivido quasi mai i suoi gusti, troppo di genere (maschile), ma non riesco a non leggerlo.

 

 

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