Interviste: a ciascuno il suo metodo

Interviste: a ciascuno il suo metodo
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La necessità di intervistare qualcuno non è più una prerogativa giornalistica. Lo sanno bene gli addetti alla comunicazione di aziende, di enti ed associazioni. E lo sanno anche i web writers, i copywriters e tutti i professionisti del web. Ma chiunque sia l’intervistatore, il problema resta lo stesso: come procedere con l’intervista? Per rispondere, prendo spunto da un articolo di Mallary Jean Tenore, pubblicato su Poynter:  la chiave è individuare la strada più consona a raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Disponiamo, infatti, di una consistente varietà di mezzi. Non dovremo dare altro che frugare nella cassetta degli attrezzi e, voilà, ecco un bel ventaglio di possibilità:
  • interviste faccia a faccia
  • interviste telefoniche
  • interviste tramite e-mail
  • Skype
  • messaggeria istantanea con tanto di web-cam. 
Ben cinque alternative. Ma come scegliere quella che fa al caso nostro?
Le esigenze, tieni a mente le esigenze
Se avete tempo a disposizione, il sistema più prolifico resta di sicuro il face to face, in barba a tutti i dogmi dell’era digitale.  Niente, infatti, è più eloquente di uno sguardo. Vivere, sentire le situazioni resta sempre una scelta vincente, e che ripaga bene.
Il faccia a faccia resta, in ogni caso, la strada maestra se avete in mente di scrivere un libro incentrato sulle descrizioni, sull’emotività, sull’evocazione dell’incontro.
Al contrario, se non avete tempo o siete geograficamente lontani dall’intervistato, potete tranquillamente affidarvi alla tecnologia. Se, ad esempio, dovete solo raccogliere una dichiarazione, un’opinione o una notizia, un’intervista telefonica, via Skype o tramite e-mail potrebbe essere la soluzione. 
Tenete presente, però, che le interviste via e-mail riversano il grosso del lavoro sull’intervistato. In questo caso dovrete essere precisi e dirgli espressamente quante battute ha a disposizione, quante domande gli sottoporrete e, se richiesto, far controllare al vostro gentile interlocutore la bozza definitiva prima che venga pubblicata.  Gli errori, difatti, sono sempre in agguato.
Quando ho iniziato a giocare a fare la giornalista per ottenere il famigerato tesserino le interviste erano tutte concentrate nella mia città. Optavo sempre per il contatto diretto: sono stata in tante case, ho guardato negli occhi tante persone, e conservo anche un mucchio di ricordi. Poi, ho iniziato a collaborare con riviste e giornali a tiratura nazionale. Ho realizzato diversi servizi per la pagina culturale del Corriere Nazionale e uno sul rapporto tra moda ed anoressia. Bene, in questo caso, ho abbinato, a seconda delle esigenze, interviste telefoniche ad altre via e-mail, ed i risultati sono sempre stati buoni, sia per me che per chi ha accettato di collaborare.Questa è la mia esperienza. Vera e quotidiana (curo la comunicazione per un’associazione di categoria, oltre ad essere una freelance).
E voi, invece, come preferite realizzare le vostre interviste?
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