Ja festival: non è stato solo musica

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Collettivo Spazio, Butterfly Effect e Wedo.Lab, organizzatori a Torre Annunziata della prima edizione di Ja jazz festival, dal palco, hanno chiesto alla folla che ha popolato il centro storico il 1 e il 2 giugno 2013 di non parlare di rivoluzione. Eppure, mentre le ragazze del Non solo Caffè Reload si adoperavano per curare il coordinamento commerciale e la ricerca degli sponsor, i grafici ridipingevano le pareti incrostate di umidità delle rampe e i musicisti accordavano le chitarre, in molti abbiamo pensato alla rivoluzione. Prima i colori insoliti, i disegni, la pulizia delle scalinate che dal corso corrono al mare, il tran tran per i preparativi. Poi quel fiume di giovani, quei sorrisi per esserci ritrovati in strada come non accedeva da dieci anni, quando bene o male Torre respirava ancora e aveva la parvenza di un paese civile.

Sabato e domenica ci siamo salutati con un che di meraviglia. Baci, abbracci, visi noti dall’adolescenza e che credevamo impegnati chissà in quale parte d’Italia. «Hai visto che bella iniziativa?» ci siamo chiesti l’uno con l’altro, ancora increduli di aver lasciato l’auto nel garage, di camminare a piedi, di trascorrere due serate intere per strada come ai vecchi tempi, in quelle vie da dove a diciotto anni, chiusa la parentesi felice dei concerti sulla spiaggia, sognavamo solo di scappare, fino a desiderare, da trentenni, una ragione, una sola, per restare.

A suon di musica ci siamo ripresi degli spazi. Spazi che ci appartengono, spazi che persino i nostri genitori avevano dimenticato. Li avevano accantonati, quasi non li avessero mai percorsi. A torto o a ragione non saprei dirlo. E i più piccoli, quelli che solo ora iniziano ad incontrare gli amici di sera, hanno goduto di un evento di cui già sentono la mancanza. Perciò, a noi, avvezzi ad abitare ma non a vivere, la parola rivoluzione  sembrava la più pregnante. Perciò diciamo grazie Ja!

Chi non è cresciuto a Torre Annunziata si chiederà perché tanto clamore per un festival, visto che nel resto del Paese di rassegne jazz ce ne sono a iosa e di celebri. Ma Ja non è stato solo canzonette. Si è trattato di un vero e proprio esperimento di cittadinanza attiva. Un gruppo di ragazzi, professionisti della creatività, si è scorciato le maniche per regalare alla città un po’ del suo antico smalto, quello di cui davano notizia tutti i giornali. Architetti, grafici e writers interni al team ideatore si sono aperti e mischiati a quanti tra la gente volevano dare una mano alla realizzazione dell’evento. L’obiettivo era ricreare un ambiente adeguato al festival e lavorarci tutti insieme, perché si sa, l’impegno diretto innesca partecipazione, coinvolgimento. E questo assume un valore decisivo a Torre Annunziata, la città dove ci si misura con gli sguardi per capire da che parte si sta.

Torre Annunziata, la città odiata, la città maledetta nel sonno per il fatto di non riuscire a mollarla, di non farcela a dire vai a farti fottere. La città che sotto sotto fa invidia a tanti perché madre natura l’ha disegnato bella, e che, poi, la commistione tra la criminalità e politica ha avvelenato anno dopo anno, tanto da farci ritirare nelle case, da farci credere che non c’è soluzione, che non c’è alternativa alla schifezza. Fino a convincerci che i buoni devono farsi da parte per fare largo ai cattivi, a quelli che le parole Stato e civiltà non sanno, o forse non osano, pronunciarle. Fino a farci girare dall’altra parte, perché così è, perché così deve essere. Fino a farci stare male, anche se non ce lo confidavamo per paura di esagerare, di montare un’immagine distorta del luogo, di consegnarci ai pescecani, a quelli che sono bravi solo a giudicare.

Eppure non l’abbiamo mai sopportato il silenzio: troppo pesante, troppo per conviverci una vita intera. Di iniziative sul territorio ce ne sono state: io stessa ho fatto parte per quattro anni del Caffè letterario Nuovevoci, eppure nessuna ha avuto la stessa risonanza. Già, perché Ja è stata proprio una rivoluzione, e scusatemi se abuso della parola. Come si definisce un evento che almeno per un week end non ci ha fatto vergognare, non ci ha fatto sentire cittadini di serie b? Qualcuno reclama l’attività delle istituzioni, ma a richiamo nessuno risponde. Siamo nelle mani sbagliate, ma forse se ripartiamo da ieri, da quella ricetta nuova, ce la facciamo a liberarci e a regalarci un’altra pennellata di bellezza.

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