La cura secondo me

La cura secondo me
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Sono giorni concitati. Vado spesso di fretta, in bilico tra un praticantato ormai alla fine e la prospettiva, quasi concreta, di un nuovo lavoro. Poi c’è la scrittura: gli articoli, i contatti, le notizie.

Al di là delle preoccupazioni legate alla reale possibilità di iniziare a lavorare, mi capita spesso di sentirmi pressata. 
Noi giovani ci troviamo spesso ad essere le colonne portanti dell’ambiente in cui operiamo, eppure non abbiamo garanzie. Attendiamo un rimborso spese mai puntuale e di contributi neanche l’ombra. Siamo soggetti deboli e quindi ricattabili. Certo, non possiamo pensare a questo ogni giorno. Il rischio di un attacco d’ansia è, infatti, sempre in agguato.

“Devi darti la cura. Devi essere medico di te stessa” mi ha detto ieri mio padre subito dopo un mio sfogo. La cura, ad essere sinceri, me la sono imposta due anni or sono.

1 Ho iniziato a scrivere. Scrivere mi aiuta ad esprimermi, a mettere ordine 
2 Cerco di tenere una scaletta delle cose da fare, delle persone da contattare.
3 Respirare. Respiro profondamente e mi dico “non è la fine del mondo”
4 Praticare attività fisica e magari anche yoga
5 Leggere storie, perché la realtà non mi basta
6 Darmi, donarmi, amare (e questa è la cura più efficace)




Poi ci sono la musica e la poesia, che suggeriscono le soluzioni più impensate.
Questo tempo ci chiede di rinunciare ai diritti ma non può pretendere che rinunciamo anche a noi stessi.

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