La forma di un ricordo su Piazzaemazza (blog di edizioni Nottetempo)

Gaia e Marco
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Stamattina, contro il freddo, ho indossato il maglione viola che mi hai regalato una sera dell’anno scorso. Quello un po’ largo, tipo mantella. «È per quando andremo sulla neve» dicesti. Da lì a sei giorni saremmo partiti per Chamonix e ti preoccupava che non avessi ancora infilato in borsa un capo adeguato.

Guidasti verso casa mia dall’ufficio. Volevi farmi una sorpresa. Corresti su per le scale, affannato, con il nodo della cravatta allentato e l’orlo della camicia celeste fuori dai pantaloni.

Io ero in pigiama, senza trucco. Dopo una giornata in redazione desideravo solo sprofondare sotto le coperte a leggere Emily Dickinson. Mi paragonavi alle stelle, ai fiori, ma io mi sentivo una falena vicino ad un lampione.

Ti rimproveravo sempre di avvertirmi se ti saltava in mente di passare a trovarmi, ma tu niente, mai una telefonata, mai un messaggio per dirmi «ehi, guarda che sto arrivando». Ridevi della mia aria sorpresa e un po’ indispettita non appena aprivo la porta.  Avevo l’impressione che ti divertissi a piombare da me nei momenti meno opportuni. Una specie di tortura dolce, apposta per farmi arrabbiare.

Anche quella sera ti misi il broncio. Tu, invece, mi riempisti di baci. Scocciata, mi pulii la faccia. Allora tirasti fuori il regalo.

«A te che saresti capace di partire per la neve con una blusa».

Scartai il pacco.

Il maglione viola.

Lo provai subito. Sfilai fino allo specchio, di fronte alla porta del bagno, nell’ingresso. I lembi di lana coprivano a stento il sedere. Mi piaceva come mi stava: il tessuto avvolgeva, evidenziando la curva del seno.

IL RESTO è qui su Piazzaemezza

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