La passione di leggere: sbagli se pensi che non è speciale

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Leggere non è una qualità meritoria. L’ho letto on line su qualche blog o rivista. Dicevano che è come avere due mani, due occhi. Nulla di cui fregiarsi, in definitiva. D’altronde chi ci assicura che un lettore (curioso ed avido di storie come d’aria) sia per forza un essere umano migliore di un altro? Ma, se i libri creano relazioni, come credo, voglio considerare quant’è confortante incontrare e fare amicizia con persone che leggono e condividono la passione di leggere. I lettori appassionati si riconoscono da uno sguardo e quando si saranno riconosciuti niente potrà distrarli da lunghe conversazioni su romanzi imperdibili, racconti magistrali e poesie da rispolverare. Perché l’appassionato di libri (io che non vivo più di un giorno senza storie, citando una celebre canzone) non solo legge, legge, legge, ma parla – con un’irritante punta di orgoglio e mai senza spirito di condivisione – delle sue vicissitudini letterarie. Così sbocciano club del libro non ufficializzati, e crocchi di invasati si scambiano antologie, cadensando ricordi, eventi e fasi della vita con le frasi migliori ricopiate qua e là su agende, quaderni, bacheche virtuali. A volte i personaggi dei romanzi che amiamo sono loro stessi dei lettori convinti. L’elenco è interminabile. Mi viene in mente Sumire, la protagonista de “La ragazza dello Sputnik”, uno dei successi di Haruki Murakami. Il narratore condivide con la ragazza la passione per i libri. Si conoscono grazie ad un libro e trascorrono ore ed ore in biblioteca e in giro per mercatini e librerie. Per loro diventa una dimensione comunicativa: o leggi e sei dei loro, o resti fuori dal club. E succede anche ad altri due amici (e non solo) storici del mondo della letteratura europea. Parlo di Simone de Beauvoir e Sartre che si lambiccavano il cervello a forza di citazioni e volumi da mandar giù. Per non parlare di Lucille, la protagonista di “All’impazzata” di Françoise Sagan o di Stoner, l’eroe di John Williams. I lettori si sentono speciali, c’è poco da dire. E a sentire Anna Maria Testa, la più famosa copywriter italiana, su Internazionale.it si capisce il perché. Scrive Anna Maria: “Leggere narrativa, a raccontarlo è il Guardian, migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano teoria della mente (o metacognizione). Si tratta di una serie di ipotesi su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, e sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo”. Insomma, a me non pare roba da poco. La magia della narrazione è uno dei fuochi che ci tengono in vita, l’altro è la musica.

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I social network e la passione di leggere

Naturalmente, Facebook e Twitter hanno rivoluzionato il modo di condividere la passione di leggere. Ogni giorno nugoli di lettori o di curiosi popolano la rete, postando immagini di copertine, recensioni, citazioni dai loro romanzi o racconti del cuore, senza tralasciare la poesia. Certe volte sovviene persino il dubbio che si passi più di tempo a scrivere di libri anziché leggerli. Aumentano blog e piattaforme dedicate e il flusso di post, commenti, condivisioni fa le scarpe alle chiacchiere vis à vis. Ma non tutto viene per nuocere. Proprio su Twitter nasce ad esempio @Stoleggendo, progetto, ideato dal giornalista Francesco Musolino, che coinvolge editor, blogger e giornalisti innamorati dei buoni libri. A turno, ogni invitato assume la veste di #readerguest e secondo un calendario preciso, gestisce l’account twitter, postando le citazioni dai libri che ama. Attraverso i retweet e le interazioni, si svelano nuovi trend narrativi e si semina la passione di leggere, complici la competenza e la popolarità del #readerguest. Perché, come ricorda la Feltrinelli a Napoli, leggere “è na passione, cchiù forte ‘e na catena”.

 

 

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