La ragazza di Bube: un grande amore nel pieno del dopoguerra italiano

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La radio trasmetterà la canzone che ho pensato per Te, e forse attraverserà l’Oceano lontano da noi: l’ascolteranno gli Americani che proprio ieri sono andati via e con le loro camicie a fiori colorano le nostre vie ed i nostri giorni di primavera. Sono le parole di “1950” una canzone di Amedeo Minghi. Racconta un grande amore nel pieno del dopoguerra italiano. Potrebbe essere la colonna sonora di un’altra storia d’amore: medesimo tormento, medesimo periodo storico. Parlo de La ragazza di Bube il romanzo di Carlo Cassola che nel 1960 si è aggiudicato il Premio Strega. La trama, semplice, è costellata di passioni: l’amore, la politica, la vita, la morte, la famiglia. È il tempo dell’impegno, delle scelte cruciali. Uomini e donne sono chiamati ad assumere un ruolo preciso nel quotidiano e nella società. Bisogna scorciarsi le maniche, tutto si muove, tutto si incendia, tutto si nega o si afferma. La scrittura secca eppure lieve di Cassola ci regala un’opera eccellente che andrebbe riscoperta, proposta agli adolescenti, in classe. Farebbe luce su un altro modo di essere, su un senso di civiltà che ci è appartenuto e che abbiamo dimenticato troppo presto.

TRAMA

Toscana, un paesino dell’entroterra, immerso nella campagna. Gli americani sono andata via, lasciandosi alle spalle povertà, ignoranza e un sentimento filofascista difficile da sradicare. Parecchi ragazzi si sono battuti per la libertà e hanno imbracciato il fucile militando tra le fila dei partigiani. Parlano di comunismo, di giustizia sociale, si battono a muso duro contro i fascisti che li vorrebbero morti. Con loro c’è anche Arturo Cappellini, detto Bube. Poco più che adolescente, è cresciuto senza un padre, in una casa angusta, con la madre e la sorella brutta. Bube aveva un amico, Sante, ucciso dai fascisti. Non appena ha la possibilità, Bube bussa alla porta della famiglia dell’amico. Vuole conoscere i suoi genitori, vuole dir loro quanto era coraggioso Sante, caduto per la libertà. Ad accoglierlo trova la sorella, Mara: capelli lisci, occhi verdi, lingua biforcuta. Tra i due funziona: lei è indisponente, lui le tiene testa. Mara e Bube si innamorano e trascorrono insieme momenti intensi. Ma è un amore destinato alla sofferenza: Bube è ricercato, sulla sua testa pende un’accusa grave e ben presto è costretto a scappare con la collaborazione del partito. Per i due ragazzi non è un addio, solo un arrivederci. Arrivederci a quando la situazione politica italiana sarà diversa e Bube non rischierà di marcire in galera. Il tempo passa. Mara cresce e giorno per giorno comprende di non essere più la stessa: non la rallegrano le parole dolci dei ragazzi del paese e neanche i passatempi dei suoi coetanei. Le manca Bube e non può farne parola con nessuno. Capisce di essersi caricata di un peso: l’attesa infinita di un ragazzo “diverso” e di stare condannando se stessa ad inseguire i fantasmi del passato. Allora reagisce e lascia la casa dei genitori per andare a lavorare come domestica presso una famiglia in un paese vicino. Qui si risolleva: tesse amicizie e si lega ad un altro ragazzo, Stefano, sebbene il ricordo dei giorni e delle notti trascorsi con Bube la tormenti. Da Bube giungono poche notizie e spesso negative: la possibilità di tornare in Italia è sempre più flebile. Volano gli anni, Mara e Bube sono sempre più lontani. Finché il padre di Mara si precipita da lei: Bube è stato arrestato e condotto a Firenze per il processo. Mara va in tilt, ma è risoluta: deve correre dal ragazzo che ha amato tanto. L’incontro è commovente: lui dietro le sbarre, lei libera e ormai donna, con le parole incagliate in gola. Vorrebbe dirgli che è stata con un altro, che non è stata capace di attenderlo rinunciando alla felicità e all’estasi dei sentimenti. Eppure tace. Bube piange: realizza che la sua esistenza è stato uno sbaglio, che essere cresciuto senza padre l’ha condizionato e che quelli del partito hanno approfittato della sua tendenza alle scazzottate. Guarda Mara come non l’ha mai guardata e le confessa che a tenerlo in vita, ad infondergli forza sono i suoi occhi, la prima cosa che ha amato di lei, anni addietro. Mara gli raccomanda di essere forte, di non piangere, perché i veri uomini non si lasciano andare alle lacrime. Gli promette amore e gli garantisce che sarà là per lui, e lo attenderà. Mara lascia il lavoro e dice addio a Stefano.  È stato tutto uno sbaglio, il suo cuore è di Bube. Da che mondo è mondo ogni attesa porta con sé una ricompensa, e lei avrà la sua.

CURIOSITA’

Dal romanzo è tratto il film omonimo.

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    One thought on “La ragazza di Bube: un grande amore nel pieno del dopoguerra italiano

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