La signorina M. e la brava gente

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-Mi spieghi quando la smetterai di azzuffarti con i pendolari? – chiedo al telefono alla signorina M.

Ha chiamato non appena è rientrata a casa, informandomi di un litigio sul treno.Da quando esce per lo sfizio di raggiungere il centro, gli aneddoti non mancano. Sospira rassegnata, come fosse incompresa, poi risponde: – Tesoro, ma ti pare giusto che in un vagone zeppo di signore perbene un giovanotto tutto azzimato si faccia largo a forza, come un mascalzone?-

Domando i particolari.

-Eravamo tutti ammassati, tanto che ho rivolto due ingiurie al mio autista malato. Un tizio avanza a spintoni. Mi si para davanti e chiede permesso. Deduco, come è ovvio, che voglia passare, magari attraversare il vagone. Mi sposto, e quello che fa? Non solo non muove un passo, ma addirittura si sistema, come una chioccia, al mio posto, neanche fossi invisibile. Lo fulmino sdegnata e gli dico che è un maleducato. Che gente, tesoro, che gente!-

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