La signorina M. e la festa di Capodanno anni Venti

ragazza anni venti
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«Tesoro, questa gozzoviglia mi ha tolto dieci anni di vita». Ascolto la signorina M. mentre veniamo via da una festa di capodanno anni Venti e da lontano suona ancora Crazy Rhytm, jazz manouche, di Django Reinhardt. Frattanto che recuperiamo l’auto, io sbadiglio e la signorina M. si regge sotto il mio braccio. Ogni tanto si lamenta: «Mi fa male la testa e mi dolgono i piedi».

«E tu che non volevi né bere né ballare…Ti è bastato poco per cambiare idea» la stuzzico io.

La signorina M. si ferma di colpo e si toglie le scarpe col nastrino allacciato alla caviglia. Le ciglia nere e lunghe pizzicano più della punta della sua lingua.

«Sai, tesoro-commenta-a volte ce ne stiamo impalate come frigoriferi incapaci di divertirci un po’. Snobbiamo i trenini, sbuffiamo se uno sconosciuto ci trascina per il braccio nel bel mezzo della pista. Poi, quando ci siamo dentro, dopo la prima sgambettata, non riusciamo più a tirarcene fuori. Così balliamo, balliamo, fino allo stremo».

«Ma quale sgambettata! Tu hai bevuto tre brendy!»

Mi guarda torva. Credo si sia offesa. Ma in un attimo già sorride.

«Tesoro, lo sai che a certi liquori non so rinunciare» risponde con la voce di chi è stato scoperto sul fatto.

«Allora da oggi in poi, quando verrai a trovarmi, anziché una tazza di tè ti offrirò un cicchetto» rido io.

Apriamo lo sportello dell’auto.

Eccoci nel nuovo anno.

La signorina M. rinfila le scarpe, io metto in moto verso la città, nella notte che scolora nei bagliori della nuova alba.

 

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