La signorina M. e la lettera scarlatta

estratto di lettera
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«Chérie, finalmente eccoti qua!»

La signorina M. trepida sull’uscio di casa mia mentre strofina per bene gli stivali di camoscio sul tappeto.

«Sempre stata qui. Che è successo di tanto fenomenale? Mi hai fatto prendere un colpo al telefono…»

«Ebbene, mentre attendevo il treno sul binario, alla stazione, un tipo mi è caduto addosso…»

«Caduto?»

«Eh, caduto. Come atterrato. Io ho brontolato per il fastidio e quello è arrossito. Ripeteva mi scusi, mi scusi. Allora l’ho tranquillizzato che non faceva niente, anche se nel frattempo mi sistemavo il vestito mezzo ciancicato.»

«E scommetto pure che avevi la tua solita aria blasé, un po’ infastidita…eh?»

«Niente affatto! O forse sì, ma che importa? Il tipo ha tirato fuori una lettera!»

«Una lettera? E ora me lo dici?»

«Se tu la smettessi di intervenire e mi lasciassi parlare…dunque ha preso e mi ha consegnato una busta rossa con su scritto, a mano, per la signorina M

«Uau, mistero…e  tu che hai fatto?»

«L’ho presa con una faccia da pesce lesso e ho farfugliato grazie. Intanto lui si era già dileguato. L’ho cercato in quell’accolita di pendolari, ma niente, sparito nel nulla. Poi è arrivato il treno e sono salita. Avevo le guance in fiamme. Mi sono accomodata e ho aperto la busta.»

«E dunque?»

«Era una specie di dichiarazione d’amore, alquanto singolare in verità. Il tizio ha scritto di desiderare di conoscermi senza far segreto delle sue remore e dei suoi dubbi. Da quello che ho desunto deve trattarsi di un ragazzo molto molto timido.»

«Beh, non sei contenta? Finalmente qualcuno che ti si piglia, amica mia!»

«Tesoro, guarda che a me non me ne frega un bel niente. Dopo i racconti di Giulia, poi…Però gli ho risposto, almeno per un fatto di cortesia. Senti qua.»

«Sentiamo…»

«Gentile signore, le dico subito che ricevere la sua lettera mi ha reso contenta. Sa, da amante della parola scritta non resto indifferente davanti ad un testo indovinato, se non altro nella forma. E poi è stato spontaneo. La spontaneità è un miraggio di questi tempi, eppure una raccomandazione devo fargliela. Non sia così impacciato. L’imbranataggine è come la catena al piede di un carcerato. Sciolga le gambe, lasci andare i pensieri e non si vergogni. Glielo dico per quella sua mollezza negli arti, per quella tendenza a cascare sulle persone, a meno che non sia stata tutta una messa in scena. Ad ogni modo grazie ancora per il pensiero gentile, la signorina M.»

«Ah, e questa secondo te è una risposta? A me pare la ramanzina di una mamma isterica al suo bambino.»

«Tesoro, io questo non lo conosco nemmeno. Preferisco non illudere nessuno. Le illusioni sono come i raggi del sole: ti riscaldano ma ti accecano. Meglio uscire sempre con gli occhiali da sole.»

ragazze anni venti

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