La signorina M. e la mancata solidarietà femminile

piccole donne-scena film
PrintFriendly and PDF

La mattina la stazione di Piazza Garibaldi a Napoli è uno slargo. Un agglomerato di pendolari di corsa, distratti, spesso assonnati. Quando scendi dalla circumvesuviana (servizio disastrato), ti immergi in una fila di persone. Un assemblaggio fitto fitto, come di formiche. Si avanza piano, anzi pianissimo. Se hai fretta devi proprio rallentare e frenare il passo. La piattaforma del binario scompare sotto i piedi, e non si vede un millimetro di pavimento.  Si sta stretti in quel crogiolo umano, così qualcuno perde la pazienza. Una ragazza si sente male. Casca.  La giovane perde i sensi proprio sugli scalini. Allora, il flusso di persone, da che era  su due colonne,  si condensa in un unico lato, verso le scale mobili. “Ma che è? che ha quella ragazza?” domanda qualcuno. Ecco, le portano dell’acqua zuccherata, le mollano due schiaffetti e la piccola si riprende. Vicino a lei c’è qualche amica. Hanno gli zaini e la faccia rosa. Non superano i 18 anni. Si preoccupano l’una per l’altra: una solidarietà che spesso il tempo cancella con l’età. Ti gratti la testa quasi per scacciare il pensiero. Non fai in tempo che una signora fa: “Ua,ma poteva cadere più sul lato e farci passare”. La fulmini con lo sguardo, prosegui e pensi a quel pazzo che teorizzò la solidarietà femminile. Parola della signorina M.

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment