La signorina M. e l’automobilista villano

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Sabato pomeriggio annaffiavo tranquilla le mie Camelie quando squilla il telefono.

Driiiin.

«Pronto?»

«Ciao tesoro, buon pomeriggio. Che fai di bello?»

La voce della signorina M. erompe con gioia.

«Buon pomeriggio a te. Io stavo annaffiando le piante.  E tu? Come mai tutto questo entusiamo?»

«Chérie, stamane mi sono tolta proprio un bel sasso dallo stivale. Ero uscita in macchina per raggiungere degli amici in centro. Guidavo prudente e canticchiavo La vie en rose. D’un tratto un imbecille ha preso a strombettare col clackson, poi ha frenato di botto piantandosi in mezzo alla carreggiata. Come se la strada fosse l’anticamera del suo salotto, ha preso a chiacchierare con una ragazza che intanto gli si era avvicinata. Evidentemente si conoscevano. Ho decelerato giusto in tempo, evitando il tamponamento. Ad un soffio dal fanalino, ho storto la faccia, mentre il tizio davanti a me continuava a parlare. Così mi sono scocciata e gli ho detto: “Scusi, ha finito? ma ha notato che siamo in mezzo alla strada?” e ho pigiato il clackson.

L’automobilista d’eccezione e la sua bella a piedi si sono voltati torvi. Lei mi ha fatto segno di attendere cinque minuti, lui, invece, non si è schiodato per niente. Allora ho perso la pazienza e sono scesa dall’auto. “Bè? vi rendete conto che state ostruendo il flusso del traffico? gli ho urlato.

L’uomo al volante ha fatto scostare la sua amica e mi ha fissata negli occhi. E sai cosa mi ha detto? “Cara signorina, che si scalda a  fare? Bastava dirlo che va di fretta”.

«Ma non è possibile» intervengo io.

«Oh sì, tesoro. Di contro, io gli ho urlato le peggiori ingiurie. Quello ha messo in moto ed è schizzato via. Sai che penso? Che questa gente irrispettosa non la tollero, neanche un po’!»

 

 

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