La signorina M. e le libere scelte

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Io e la signorina M. ce ne stiamo sul divano a leggere. Lei è immersa nel Grande Gatsby di F.S. Fitzgerald e io in un quotidiano. Sorseggiamo tè freddo senza stornare gli occhi dalle pagine.  Poi la signorina M. si accende una sigaretta e rompe il silenzio.

«Ah, che uomo questo Gatsby! Ha messo su un impero solo per stare vicino alla ragazza che ama».

Rido e la correggo. «Che è convinto di amare».

«Chérie, convinto o no, viene fuori un gran signore. E per quanto ci riguarda non si dica che le donne chiacchierano solo di vestiti e capelli».

«Sarà, ma io non ci trovo niente di affascinante in uno che si lascia trascinare nel fango da una donna egoista, molto egoista».

«Tesoro, invece è proprio questo il punto. Il suo amore per lei è totalizzante, tanto da sacrificare prima la vita mondana e poi la vita stessa. Gatsby è una vittima illustre».

«Si, certo. Illustre vittima di un capriccio».

«Tesoro mio, capriccio o determinazione a noi non interessa, né è questo che offusca l’immagine di un tale genere di uomo. Ciò che conta è che lui, come chiunque altro, faccia come gli pare. È lo spirito con cui si affrontano le situazioni, e non l’esito, a fare la differenza nel mondo. Non credi?».

 

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