La signorina M. e le regole di sciccheria

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Io e la signorina M. ci siamo incontrate da Gigi, il nostro parrucchiere di fiducia. Siamo sedute su due poltrone di pelle e abbiamo la testa sotto il casco, pazienti per far riuscire la permanente del week end.

«Chérie, prima che mi dimentichi, voglio proprio raccontarti un fatto» dice la signorina M. mentre io sfoglio Grazia

«Ah sì? Dimmi pure» e ripongo la rivista.

«Ieri sera sono uscita con un tizio che mi ha fatto una corte spietata. Telefonate, messaggi per un mese e sempre per chiedermi di uscire insieme. Mi scriveva “sei bellissima”, “sei un fiore” e altre sviolinate del genere. La settimana scorsa ho deciso di non sottrarmi più e gli ho dato appuntamento. Ebbene, sai cosa ha osservato quando sono salita nella sua auto? Mi ha guardata intensamente e poi mi ha detto “non male”.  Non male, ti rendi conto? Si liquida con due parole una ragazza che ti piace. Ad una che ti interessa dici “sei una stella” o “come sei bella”, no “non male”!».

«Incredibile! Ecco la conferma che quando gli uomini ottengono ciò che vogliono, sarebbero capaci di sminuire anche la poesia della luna».

«Già, tesoro. Il fatto è che la sciccheria non è una torta che tutti possono masticare. Si finisce in queste sabbie mobili con facilità e basta un passo falso per far sfumare un appuntamento. Ah, gli uomini: pianeti dispersi!».

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