La signorina M. e le riflessioni subitanee

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La signorina M. leggeva Proust, io Carver. Mentre ce ne stavamo comode sul divano, sotto la luce ocra di una lampada liberty, interrompe la nostra lettura. “Io questa mania di semplificazione della lingua non la capisco” mugugna. La fisso perplessa. Le chiedo se si riferisse a Carver. Mi risponde che Carver e il suo punto non c’entrano nulla. Pensava piuttosto alla twitter mania e al panegirico dei 140 caratteri. “La gente lo vende come un eserciziario di brevità, un laboratorio di talento. Eppure io sono convinta che per addestrarsi al meglio è necessario prima perdersi nelle lande di un classico, di uno scritto complesso e arzigogolato” spiega. Io sorrido e riprendo a leggere. Ah, questa signorina M.

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