La signorina M. e l’ora del tè

a colpi di penna
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La signorina M. era tutta trafelata. Si è accomodata sul divano e si è sfilata il cappotto bordeaux ed i guanti neri, dito per dito. Poi, si è accesa una Multifilter blu. “Tesoro, non hai idea di come sia distratta la gente” ha detto, mentre io mettevo sul fuoco la teiera e sistemavo sul vassoio gli infusi alla mora con una manciata di biscotti danesi. Dopo un po’ le ho teso la tazza da cui lei ha preso a sorseggiare piano. Soffiava per dissipare il fumo che esalava dal fondo rossastro del tè. “Dicevi?” ho chiesto. “Dicevo che a sbirciare le facce della gente c’è poco da stare allegri. Alcuni visi sono inamovibili. Le persone corrono, corrono e non badano nemmeno al povero cristo che elemosina qualche spicciolo. Mi guardo intorno, vedo una babele da marciapiede che dilaga in ogni dove, e non mi ritrovo”.

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