La sindrome di Eva contro Eva e le colleghe antipatiche

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Mi credi tanto angelica?

Ho detto “angelica”? Non è un errore: anche Lucifero era un angelo.

Pare che parecchie donne preferiscano lavorare con gli uomini. Io non ci credevo e allora ho cominciato a googlare donne che odiano lavorare con le donne, colleghe antipatiche e simili. Che amara verità: la solidarietà femminile è un falso mito o meglio una rarità. Se non credete a Google, potete chiedere alle dirette interessate, magari al bar, sul treno (e bla bla bla) o tendere l’orecchio quando le impiegate fanno capannello e si confrontano sulle mirabolanti avventure da ufficio. Avrete la conferma che una lavoratrice su due baratterebbe la collega o “la capa” con un uomo.  I motivi? Colpi bassi inaspettati per la scalata al successo, sbalzi d’umore, invidia e tanti altri nobili sentimenti che da bambini non pensavamo di poter provare. Una mia conoscente, Paola Gelsomino,  esperta in comunicazione interpersonale, dice che le ragioni sono legate al genere, alla natura. Semplicemente: le donne sono spietate sul lavoro (come al volante o al supermercato) perché sono donne, e nessun uomo riuscirebbe ad esserlo altrettanto. Mi spiega: «Guardati intorno, nella vita di tutti i giorni, e scoprirai le mille piccole guerre che le donne si dedicano. Nel mondo del lavoro, non ho ancora conosciuto donna che possa fare un favore a fondo perduto ad un’altra».

Va tratteggiandosi una giungla di leonesse inferocite, dove le dolci, tenere gazzelle sono destinate a soccombere. Approfondisco, mi confronto anche con altre “esperte”. A sentir loro ci teniamo ben d’occhio, prudenti. E se nel mucchio spiccano per qualsiasi motivo la più bella, la più intelligente o la più sagace sono grane. Può essere mai? Ci penso un attimo. In realtà, lo dice anche Nigel a Andy ne“Il diavolo veste Prada”: «La donna moderna scatena l’animale che ha dentro per andare incontro alla grande città».

Salta fuori anche un libro dedicato all’argomento: “Donne che odiano le donne” (Mondadori) di Tiziana Maiolo, giornalista. «Perché per le donne è così difficile raggiungere il potere? E soprattutto perché, quando lo raggiungono, si ostacolano, si avvelenano, si pugnalano l’una con l’altra? Perché, alla faccia della solidarietà femminile, ogni Cenerentola è pronta a trasformarsi in una sorellastra?» si interroga la Maiolo. E risolve: « Il miglior killer di una donna è sempre un’altra donna».

«È la famosa sindrome di Eva contro Eva» mi chiarisce una cara amica.

«Eva contro che?» domando.

Allora Googlo di nuovo e mi imbatto in un film rivelazione degli anni Cinquanta, diretto da Joseph L. Mankiewicz, con Bette Davis e Anne Baxter, che racconta la storia di Margo Channing e di Eva Harrington. Margo è una celebre attrice, all’apice del successo, Eva è un’aspirante attrice. Si presenta da Margo e la implora di farle da assistente. Margo assume Eva come segretaria. Non l’avesse mai fatto: ben presto Eva, con il suo visino dolce e la sua fragilità (apparente), conquista gli amici di Margo, rubandole persino il ruolo e l’amore. Poi la storia si ripete: anche alla porta di Eva busserà una presunta ammiratrice dalle intenzioni ben chiare. «È il dramma della femminilità» annuncia la voce del giornalista nel trailer.

Che ci abbia visto giusto?

 

 

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