Lavorare con le parole? Non è una sciocchezza

penna e computer
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Che lavoro faccio? Io scrivo. Che vuol dire? Vuol dire che ogni mattina mi siedo ad una scrivania e cucio parole per confezionare messaggi ed informazioni per gli altri. Cullo frasi e poi le instrado per il mondo, sulle pagine di un sito, sui binari dei social network.

Quest’occupazione la covavo dentro, come un raffreddore. Ogni tanto qualche starnuto: piccole collaborazioni, giornalismo, fino alla possibilità di lavorare ticchettando sui tasti per forgiare testi. Bello, vero? Indubbiamente lo è, e l’ho voluto con ogni cellula del mio corpo. Credo di essere nata per leggere pagine e rielaborarle, davvero. All’asilo seguivo mio nonno nella sua libreria, alle elementari mi esaltava l’ora di italiano, al liceo mi venivano a chiamare in classe per scrivere i discorsi per questa o a quella festa scolastica, e i miei compagni più cari mi disegnavano addosso un destino con la penna tra le mani. Io ridevo. Dicevo loro che erano matti, anche se, sotto sotto, ci credevo pure io.  Dopo, una serie di eventi mi hanno allontanato da quel fuoco. Ancora una volta è stato un amico a richiamarmi all’ordine: ehi, tu hai un talento, ti decidi ad usarlo? L’amico era per me molto caro e gli ho dato ascolto. Ho ripreso a leggere, ma a tanto, e a scrivere. Da quel momento non ho più smesso, fino ad ora.

Un gioco? Neanche per scherzo.

Le parole le devi sentire, le devi amare per lavorarci. Ed è una sfida perenne che si fonde con una marea di fattori, primo tra tutti Internet e il web writing. La mia breve esperienza (spero di farne tanta e di sperimentare anche altri contesti) mi avverte che non è un impiego per chiunque e che non c’entra per niente se hai studiato Scienze delle comunicazioni o Lettere. C’entra quello che riesci ad essere e quello che riesci a trasmettere attraverso le parole, le immagini, i gesti. La tua onestà intellettuale e la tua curiosità di sapere.

Questo lavoro è leggere e scrivere, scrivere e leggere, scrivere e rileggere te stesso.  Un lavoro che costa, che non sanno fare tutti, sebbene alligni la convinzione del contrario.

Perciò smettetela di dire che con le parole si lavora facile.  Sapete, se fossi ricca non mi spenderei in spiegazioni. Racconterei solo storie e me ne andrei per il mondo. Toglierei l’impaccio a voi e l’ansia da prestazione a me, perché sfornare parole svuota, ed ha un suo peso pure questo. O no?

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