Libri da amare – La ragazza dell’addio

ragazza-sola-con-gatto
PrintFriendly and PDF

Da qualche parte ho letto che Giorgio Scerbanenco (ne ho scritto anche qui), scrittore famoso negli anni Cinquanta per i suoi gialli, ha sofferto molto. Soffriva perché veniva tacciato di banalità nella trama di alcuni suoi lavori, soffriva perché il Belpaese non l’ha mai considerato un bravo autore nostrano (nacque a Kiev ma ha vissuto in Italia), alla stregua di Alberto Moravia o Italo Calvino. Poi leggo La ragazza dell’addio (Garzanti) e penso che in questo Paese le cose (opinioni, meriti) girano al contrario. Signori, questo romanzo è sì semplice, ma di quella semplicità che compone la bellezza, i fatti importanti della vita. Io l’ho riposto tra i libri che negli ultimi anni mi hanno impressionato di più. Leggere e volerne ancora, tirar fuori dalla borsa il libro e sentirsi come ad un appuntamento, sfogliare le pagine ed essere curiosi eppure cauti a non tralasciare alcun dettaglio. Non succede tutte le volte. Sono imprevisti. Quelle letture che ti fanno dimenticare di scendere dal treno.  Quei casi che precisare se la scrittura è fine o banale ed intenderla a parte rispetto alla trama è inutile. Per la serie: ecco la bellezza, l’affabulazione narrativa in tutto il suo splendore. E deve essere un pregio di Scerbanenco, visti i precedenti.

È il 1955, siamo a Milano. Martino, uno dei protagonisti, lavora nell’impresa di un caro amico per pochi soldi. Non ha famiglia ed ha lasciato l’università per guadagnarsi il pane. Ha un sacco di ragazze, piace perché è timido e gentile, e sparisce. Non è innamorato di nessuna di loro, in effetti. Neanche di Milla, la sposa tanto agognata, visto che è ricchissima. Milla ama Martino e Martino la rifiuta, anche se le vuole bene e crede sia una ragazza simpatica ed intelligente. Sa che se sposasse Milla, potrebbe riprendere a studiare, mollare la fabbrica e condurre un’esistenza migliore. È quando si convince a fare il grande passo che Martino rincontra Frida, la ragazza polacca (una profuga) che aveva amato da liceale. Neanche a dirlo: i due si sposano.  Martino affronta Milla, i suoi amici e i pregiudizi di quanti pensano che maritarsi con un’apolide, per quanto affascinante, sia un colpo di testa.  Milla è quella che soffre di più. Poi succede qualcosa (non vi dico altro) e Martino resta da solo. Milla lo assiste, si prende cura di lui, spera che finalmente sia giunto il momento di godersi il bel Martino. Ma niente. Martino parte per Tahiti, dove si riaccendono ricordi ed emozioni. La ragazza dell’addio è Milla, che non riesce ad attrarre a sé Martino e a trovare un poco di pace.

La felicità, l’amore, l’amarezza, il lavoro, la violenza di certe relazioni sono i temi che sostengono la storia di questo romanzo. Il privato dei personaggi si intreccia di continuo con il contesto socio-culturale: Milano, le fabbriche, gli operai, le arriviste vestite da segretarie, i matrimoni di convenienza. Martino viene fuori come un outsider, un ragazzo libero. Martino sceglie l’amore e l’amore sceglie lui, fino alla fine. Amore inteso come sentimento, stato d’animo, pensiero. Amore come percorso e come vittoria, anche personale.

 

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment